Un capolavoro giapponese "regolabile": Pilot Justus 95
Inviato: giovedì 28 agosto 2025, 16:56
Ci sono penne subito riconoscibili. Ci sono penne che si incidono profondamente nei cuori degli appassionati, e fanno questo non per il prestigio del marchio, il pregio dei materiali, un design unico e accattivante, ma perché sono eccellenti nel fare quello che sono, penne stilografiche appunto. Ci sono penne su cui si discute a lungo, si tengono quasi sedute parlamentari e concili, ma che non possono essere comprese finché non si prendono in mano e ci si scrive. Ci sono penne fatte non per sfoggiare qualche strano sistema di caricamento o "geniale" (e spesso purtroppo in molte produzioni nostrane attuali ci si trova a malincuore a dover aggiungere una "t") trovata di design, ma per il preciso scopo di scrivere, e farlo dannatamente bene. In questo novero credo che si inscriva perfettamente il modello di cui parlerò, la Pilot Justus 95.
Iniziamo con un po' di storia: la Justus 95 è la riedizione della Justus 75. Non mi addentrerò qui nelle differenze e confronti tra i due modelli dato che non possiedo la 75, quello che posso dire è che la 75 ha forma e dimensioni diverse (clip diversa, estremità a sigaro, più corta) e che entrambe condividono una caratteristica centrale, il fatto di avere il pennino la cui morbidezza è "regolabile" attraverso una linguetta metallica posta sopra il pennino che si può fare scorrere verso le punte o verso le spalle. Questa non è propriamente una novità, dato che un sistema simile era stato introdotto dalla Eversharp nel 1933 sulle Doric e denominato Adjustable Point (qui i riferimenti alla pagina del nostro Wiki: https://www.fountainpen.it/Adjustable_Point). In verità, come vedremo meglio più avanti, ci sono importanti differenze nella realizzazione del meccanismo.
Un'altra cosa che mi preme specificare riguarda il nome: molto spesso sento (lo faccio anch'io per pigrizia) pronunciare "Justus" all'italiana o addirittura alla latina (quindi "iustus"), e ho anche sentito qualcuno affermare che il nome rimandi alla giustizia... Ora, al di là dell'inventiva di alcuni recensori, andando a vedere come è scritto in katakana giapponesi si capisce la pronuncia con cui lo intende il produttore (per nostra fortuna i giapponesi hanno alfabeti sillabici con suoni definiti). Pilot chiama in originale la penna ジャスタス(jasutasu)95, quindi la lettura dovrebbe essere per capirci “giastas”. Non riesco più a ritrovare il materiale pubblicitario dove veniva spiegato il nome, ma pare che derivi dall'accorpamento con elisione di due termini inglesi: “adjust” (regolare) e “us” (noi) quindi dovrebbe essere una cosa del tipo “regolaci” intendendo ovviamente la regolazione della morbidezza del pennino attraverso la linguetta.
Dopo questa introduzione lunga ma per me doverosa visto il rispetto che nutro per questo modello, iniziamo con la descrizione esteriore: si tratta di una penna in resina nera dalle forme “flat top”, in questo caso con finiture rodiate (esiste anche con finture dorate). La sommità del cappuccio è piatta e realizzata in resina nera lucidata a specchio, si interrompe all'anellino di fissaggio della clip. Quest'ultima ha una forma classica a cravatta, si restringe appena prima di allargarsi nuovamente nella punta. La rodiatura lucida della clip è ornata da un disegno dello stesso colore ma opaco, esso è costituito da frecce caporali orientate verso il basso e una terza che si allunga seguendo il profilo della clip. Il cappuccio nella sua parte centrale tra anellino della clip e veretta è realizzato in resina cesellata con un motivo che il produttore definisce “net” e cioè “a rete” (esiste anche un'altra versione chiamata “stripe”, che è con il fusto lavorato a righe). Verso il fondo del cappuccio vi è un piccolo anellino che sormonta la veretta principale, in metallo rodiato lucidato a specchio e con incisioni riempite di smalto nero che riportano “JUSTUS 95” sul fronte (lato clip) e “PILOT JAPAN” sul retro. Poi abbiamo il labbro del cappuccio in semplice resina nera e si passa al fusto, nuovamente lavorato in resina cesellata, fino a un altro anellino che lo divide dal falso fondello, realizzato sempre piatto e in resina nera lucida come la sommità del cappuccio. Trovo molto elegante questa alternanza di semplice resina nera lucida e resina cesellata, in un perfetto equilibrio tra sobrietà e decorazione. L'incisione stessa sul fusto e cappuccio non è molto accentuata, giusto quel tanto che basta. Svitando il cappuccio si scopre un altro anellino metallico che separa il fusto dalla sezione e la sezione in resina nera lucida che digrada dolcemente verso il pennino fino a un labbro appena sporgente. A circa tre quarti della sezione partendo dal fusto troviamo una ghiera fatta in modo simile a una ruota dentata, con tante piccole righette sporgenti; essa è la quella che comanda il meccanismo di movimento della linguetta sul pennino. Proprio a guidare il suo uso ci sono incise appena sopra la ghiera (lato pennino) una “H” e una “S”, la prima accostata a freccette verso sinistra, la seconda a freccette verso destra, a indicare il senso in cui occorre ruotare per andare verso la posizione “hard” (H) o verso la posizione “soft” (S). Le dimensioni sono: circa 142 mm chiusa, circa 134 mm aperta, peso di 27 grammi con cappuccio e 18 grammi senza.
Passiamo dunque al pennino, il vero protagonista di questa penna e l'elemento che più ha fatto discutere: si tratta di un pennino in oro 14 carati in questo caso rodiato, con rebbi piuttosto lunghi e che ha come caratteristica che salta subito all'occhio la linguetta di regolazione. Essa non è fissata al pennino (come l'Adjustable Point della Eversharp) ma alla sezione, da cui parte, e si appoggia sul pennino. Data la presenza della linguetta, sul dorso del pennino non vi sono incisioni di sorta, che sono invece state spostate sulle spalle: sulla sinistra è inciso “PILOT JAPAN”, sulla destra è inciso il tratto, in questo caso F, e il titolo dell'oro (14K-585). Il pennino non ha una numerazione per la misura come i pennini della serie Custom, ma confrontandolo con il FA numero 10 in mio possesso, pare proprio un pennino numero 10. Al di sotto del pennino troviamo il classico alimentatore Pilot in plastica grigio-bluastra.
Il sistema di caricamento è a cartuccia/converter con attacco proprietario. Io ci ho messo il famigerato CON-70 e ne sono molto soddisfatto, alta capienza e relativa facilità d'uso (una volta che si impara ad usarlo). Trovo che sia il caricamento ideale per me, di facile pulizia e manutenzione.
E veniamo dunque adesso alle prestazioni di scrittura. Penso che si sarà già capito lungo la recensione, ma considero la scrittura di questa penna di prim'ordine anche all'interno della stessa Pilot. Permette davvero grande versatilità e si adatta a tantissimi stili di scrittura. Rispondo subito alla domanda che passa subito per la testa a chi vede questa penna in internet: com'è questa regolazione? Passa forse da “manifold” a “wet noodle”? La risposta breve è: no, passa semplicemente da un elastico controllato a un elastico più libero. Cambia tanto in termini di variazioni di tratto? No, sono abbastanza contenute, ma molto più facili da realizzare in S. Non cambia niente dunque? Cambia molto la sensazione sotto la mano, in H il pennino è più controllato, si ha un flusso minore e quindi il tratto risulta più asciutto, mentre in S c'è un “rimbalzo” decisamente maggiore e il pennino rilascia più inchiostro (questo comportamento della variazione di flusso è più accentuato con alcuni inchiostri rispetto ad altri). Non si tratta di un pennino per chi cerca variazioni di tratto estreme, ma è un pennino che scrive con carattere, si adatta alle esigenze del momento (devo scrivere appunti veloci su carta economica? Vado di H. Sono nel mio studio e posso dedicarmi con calma alla scrittura privata? Vado di S.) e ha punte rifinite alla meraviglia, va bene su qualunque carta, sempre scorrevole anche se con un tratto molto contenuto. Dato che la linguetta può essere posizionata in qualunque punto tra i due estremi di H e S, è possibile anche andare a cercare il punto che restituisca la sensazione di morbidezza che si preferisce. Questo è come dovrebbe essere fatto un pennino come si deve. Lascio una prova di scrittura, cercando di alternare posizione H e posizione S, ma senza la sensazione tattile è difficile cogliere appieno la differenza.
In conclusione, questa è una delle mie Pilot preferite, fatta veramente bene sia esteticamente che tecnicamente. È giapponese. È eccellente. È Pilot!
Iniziamo con un po' di storia: la Justus 95 è la riedizione della Justus 75. Non mi addentrerò qui nelle differenze e confronti tra i due modelli dato che non possiedo la 75, quello che posso dire è che la 75 ha forma e dimensioni diverse (clip diversa, estremità a sigaro, più corta) e che entrambe condividono una caratteristica centrale, il fatto di avere il pennino la cui morbidezza è "regolabile" attraverso una linguetta metallica posta sopra il pennino che si può fare scorrere verso le punte o verso le spalle. Questa non è propriamente una novità, dato che un sistema simile era stato introdotto dalla Eversharp nel 1933 sulle Doric e denominato Adjustable Point (qui i riferimenti alla pagina del nostro Wiki: https://www.fountainpen.it/Adjustable_Point). In verità, come vedremo meglio più avanti, ci sono importanti differenze nella realizzazione del meccanismo.
Un'altra cosa che mi preme specificare riguarda il nome: molto spesso sento (lo faccio anch'io per pigrizia) pronunciare "Justus" all'italiana o addirittura alla latina (quindi "iustus"), e ho anche sentito qualcuno affermare che il nome rimandi alla giustizia... Ora, al di là dell'inventiva di alcuni recensori, andando a vedere come è scritto in katakana giapponesi si capisce la pronuncia con cui lo intende il produttore (per nostra fortuna i giapponesi hanno alfabeti sillabici con suoni definiti). Pilot chiama in originale la penna ジャスタス(jasutasu)95, quindi la lettura dovrebbe essere per capirci “giastas”. Non riesco più a ritrovare il materiale pubblicitario dove veniva spiegato il nome, ma pare che derivi dall'accorpamento con elisione di due termini inglesi: “adjust” (regolare) e “us” (noi) quindi dovrebbe essere una cosa del tipo “regolaci” intendendo ovviamente la regolazione della morbidezza del pennino attraverso la linguetta.
Dopo questa introduzione lunga ma per me doverosa visto il rispetto che nutro per questo modello, iniziamo con la descrizione esteriore: si tratta di una penna in resina nera dalle forme “flat top”, in questo caso con finiture rodiate (esiste anche con finture dorate). La sommità del cappuccio è piatta e realizzata in resina nera lucidata a specchio, si interrompe all'anellino di fissaggio della clip. Quest'ultima ha una forma classica a cravatta, si restringe appena prima di allargarsi nuovamente nella punta. La rodiatura lucida della clip è ornata da un disegno dello stesso colore ma opaco, esso è costituito da frecce caporali orientate verso il basso e una terza che si allunga seguendo il profilo della clip. Il cappuccio nella sua parte centrale tra anellino della clip e veretta è realizzato in resina cesellata con un motivo che il produttore definisce “net” e cioè “a rete” (esiste anche un'altra versione chiamata “stripe”, che è con il fusto lavorato a righe). Verso il fondo del cappuccio vi è un piccolo anellino che sormonta la veretta principale, in metallo rodiato lucidato a specchio e con incisioni riempite di smalto nero che riportano “JUSTUS 95” sul fronte (lato clip) e “PILOT JAPAN” sul retro. Poi abbiamo il labbro del cappuccio in semplice resina nera e si passa al fusto, nuovamente lavorato in resina cesellata, fino a un altro anellino che lo divide dal falso fondello, realizzato sempre piatto e in resina nera lucida come la sommità del cappuccio. Trovo molto elegante questa alternanza di semplice resina nera lucida e resina cesellata, in un perfetto equilibrio tra sobrietà e decorazione. L'incisione stessa sul fusto e cappuccio non è molto accentuata, giusto quel tanto che basta. Svitando il cappuccio si scopre un altro anellino metallico che separa il fusto dalla sezione e la sezione in resina nera lucida che digrada dolcemente verso il pennino fino a un labbro appena sporgente. A circa tre quarti della sezione partendo dal fusto troviamo una ghiera fatta in modo simile a una ruota dentata, con tante piccole righette sporgenti; essa è la quella che comanda il meccanismo di movimento della linguetta sul pennino. Proprio a guidare il suo uso ci sono incise appena sopra la ghiera (lato pennino) una “H” e una “S”, la prima accostata a freccette verso sinistra, la seconda a freccette verso destra, a indicare il senso in cui occorre ruotare per andare verso la posizione “hard” (H) o verso la posizione “soft” (S). Le dimensioni sono: circa 142 mm chiusa, circa 134 mm aperta, peso di 27 grammi con cappuccio e 18 grammi senza.
Passiamo dunque al pennino, il vero protagonista di questa penna e l'elemento che più ha fatto discutere: si tratta di un pennino in oro 14 carati in questo caso rodiato, con rebbi piuttosto lunghi e che ha come caratteristica che salta subito all'occhio la linguetta di regolazione. Essa non è fissata al pennino (come l'Adjustable Point della Eversharp) ma alla sezione, da cui parte, e si appoggia sul pennino. Data la presenza della linguetta, sul dorso del pennino non vi sono incisioni di sorta, che sono invece state spostate sulle spalle: sulla sinistra è inciso “PILOT JAPAN”, sulla destra è inciso il tratto, in questo caso F, e il titolo dell'oro (14K-585). Il pennino non ha una numerazione per la misura come i pennini della serie Custom, ma confrontandolo con il FA numero 10 in mio possesso, pare proprio un pennino numero 10. Al di sotto del pennino troviamo il classico alimentatore Pilot in plastica grigio-bluastra.
Il sistema di caricamento è a cartuccia/converter con attacco proprietario. Io ci ho messo il famigerato CON-70 e ne sono molto soddisfatto, alta capienza e relativa facilità d'uso (una volta che si impara ad usarlo). Trovo che sia il caricamento ideale per me, di facile pulizia e manutenzione.
E veniamo dunque adesso alle prestazioni di scrittura. Penso che si sarà già capito lungo la recensione, ma considero la scrittura di questa penna di prim'ordine anche all'interno della stessa Pilot. Permette davvero grande versatilità e si adatta a tantissimi stili di scrittura. Rispondo subito alla domanda che passa subito per la testa a chi vede questa penna in internet: com'è questa regolazione? Passa forse da “manifold” a “wet noodle”? La risposta breve è: no, passa semplicemente da un elastico controllato a un elastico più libero. Cambia tanto in termini di variazioni di tratto? No, sono abbastanza contenute, ma molto più facili da realizzare in S. Non cambia niente dunque? Cambia molto la sensazione sotto la mano, in H il pennino è più controllato, si ha un flusso minore e quindi il tratto risulta più asciutto, mentre in S c'è un “rimbalzo” decisamente maggiore e il pennino rilascia più inchiostro (questo comportamento della variazione di flusso è più accentuato con alcuni inchiostri rispetto ad altri). Non si tratta di un pennino per chi cerca variazioni di tratto estreme, ma è un pennino che scrive con carattere, si adatta alle esigenze del momento (devo scrivere appunti veloci su carta economica? Vado di H. Sono nel mio studio e posso dedicarmi con calma alla scrittura privata? Vado di S.) e ha punte rifinite alla meraviglia, va bene su qualunque carta, sempre scorrevole anche se con un tratto molto contenuto. Dato che la linguetta può essere posizionata in qualunque punto tra i due estremi di H e S, è possibile anche andare a cercare il punto che restituisca la sensazione di morbidezza che si preferisce. Questo è come dovrebbe essere fatto un pennino come si deve. Lascio una prova di scrittura, cercando di alternare posizione H e posizione S, ma senza la sensazione tattile è difficile cogliere appieno la differenza.
In conclusione, questa è una delle mie Pilot preferite, fatta veramente bene sia esteticamente che tecnicamente. È giapponese. È eccellente. È Pilot!