Scribo - Inchiostri

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francoiacc
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Messaggio da francoiacc »

piccardi ha scritto:
domenica 17 maggio 2020, 21:12
Sugli Akkerman mi permetto di dissentire, ho provato ad usarne uno e fare le rotazioni per fare arrivare l'inchiostro nel collo della bottiglia lo trovo tutto tranne che funzionale. Che poi consenta davvero di caricare fino all'ultima goccia come pretende ho parecchi dubbi, ma anche qui comunque, se riuscirò ad farmene prestare uno vuoto, vedremo quanto davvero è efficace.
Akkerman non ha inventato nulla, il calamaio fu inventato da Gimborn, diversi decenni prima. Sono inchiostri diamine, in alcuni casi identici a inchiostri regolarmente commercializzati Diamine. Io ne ho tre, di quesi due sono inchiostri che non si trovano nelle linee Diamine, ma li compro perché li prendo da Akkerman (quindi li provo e non pago spedizioni), adoro i Calamai e per 15€ trovo che possa valerne la pena vista la loro piacevolezza estetica e la funzionalità. Non capisco cosa abbiano di poco funzionale, almeno a tutti e tre i miei calamai basta girarli una sola volta sotto sopra per riempire il collo. Riguardo al fatto che non si riesca e recuperare tutto il contenuto mi astengo dal commentare, sono ancora abbastanza pieni.
Sicuramente trovo poco riuscita l’idea per una giovane azienda come SCRIBO di partire con questi calamai, troppo grossi e troppo costosi, avrei visto meglio la scelta di qualcosa di più piccolo, intorno ai 50/60 ml, e di conseguenza dai costi un po’ più bassi per invogliare a provare questo nuovo prodotto.
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sussak
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Messaggio da sussak »

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Messaggio da hobbit »

Mi intrometto per dire un mio pensiero.

Quello che vedo io è che sono colori molto interessanti, accattivanti, ma con un costo eccessivo e che non invogliano a fare da cavia. Ho ad esempio alcuni inchiostri Diamine interessanti ma che poi provati sono risultati deludenti, ma li avevo pagati 4 euro la boccetta. Perciò per me questi scribo restano lì.

Il calamaio mi sembra grande ingombrante e di dubbia utilità. Chi si mette ad impilarlo con il rischio che cada? Poi se veramente è lo stesso delle conserve non è nemmeno frutto di una progettazione accurata e specifica. Sarà meno bello ma un calamaio pensato è quello Lamy, il T52, che ha l'incavo centrale che permette di sfruttare fino all'ultima goccia, ma che essendo largo è anche molto stabile. Sulla base ha della carta per asciugare l'inchiostro. La quantità di inchiostro contenuta è "giusta". Cioè è frutto di un progetto e non di stravaganze estetiche tanto per distinguersi.

Perciò se gli inchiostri dovessero risultare buoni è un peccato che vengano proposti in questa modalità da boutique.
Francesco

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Messaggio da Automedonte »

Una domanda ai più esperti, se è vero Che gli inchiostri non devono prendere luce, una volta tolta la scatola di cartone per impilarli devo tenerli in un armadio altrimenti si rovinano. A questo punto anche il piacere estetico del calamaio non riesco ad apprezzarlo anche perché sono in un bel vetro chiaro.
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Messaggio da Monet63 »

Automedonte ha scritto:
lunedì 18 maggio 2020, 7:57
Una domanda ai più esperti, se è vero Che gli inchiostri non devono prendere luce, una volta tolta la scatola di cartone per impilarli devo tenerli in un armadio altrimenti si rovinano. A questo punto anche il piacere estetico del calamaio non riesco ad apprezzarlo anche perché sono in un bel vetro chiaro.
La sensibilità alla luce dei coloranti è un fatto, ma in condizioni normali, cioè luce diffusa e non solare diretta, la resistenza è generalmente piuttosto buona, e migliora ulteriormente in caso di boccette oscurate (esempio, Rohrer, KWZ etc.). Bisogna considerare anche i tempi di esposizione e i tipi di colorante; alcuni di essi sono più problematici in tal senso, mentre altri ha una resistenza piuttosto elevata, come ad esempio le ftalocianine (blu e verdi), gli antrachinoni (blu e certi arancioni) e i pyrroli (gamma da arancio a rosso profondo).
Tutto ciò per quanto riguarda i coloranti comuni; per i pigmenti - sia organici che inorganici - funziona in modo appena differente.
:wave:
L’opera d’arte è sempre una confessione.
Umberto Saba

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