L'ammiraglia del dopoguerra: Summit S. 185

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A Casirati
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L'ammiraglia del dopoguerra: Summit S. 185

Messaggio da A Casirati » sabato 20 gennaio 2018, 16:41

SDC16027.JPG
Gli anni faticosi della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, pur pervasi dall’iniziale entusiasmo per la vittoria che significò la salvezza dalla minaccia del totalitarismo nazista, non furono facili e le possibilità economiche della famiglia media non consentivano molti lussi. Scrivere era comunque un’attività irrinunciabile ed i tempi dei pennini ad intinzione erano ormai irrimediabilmente superati. Il mercato degli strumenti di scrittura manteneva quindi buone potenzialità.
f1266_it96241.jpg
Le aziende britanniche che fra le due guerre mondiali avevano proposto una miriade variegata di stilografiche avevano dovuto ridurre drasticamente la produzione per convertirsi alle esigenze belliche e non avevano potuto studiare prodotti nuovi. Ecco quindi che il mercato del secondo dopoguerra assistette inizialmente ad un “revival” dei modelli di cinque anni prima, peraltro ancora apprezzati.

Non è noto con certezza il periodo nel quale la S.185 fece la sua prima comparsa sul mercato. Si parla sia del 1946 (Paul Martin) sia del 1951 (Stephen Hull). Personalmente, sono più propenso a credere che si sia trattato del 1947-48.
Nel 1947, infatti, Summit pubblicizzava la nuova S.160, caratterizzata dalle linee tipiche della nuova famiglia di stilografiche:
S.160 (SEE PRICES) 1949 - ad.jpg
e mi sembra strano che la nuova società, la Summit Pens Co. Ltd, fondata nel 1946 e che prese il posto della Curzons Ltd, abbia potuto scegliere d’inaugurare un nuovo catalogo senza proporre anche la nuova ammiraglia, che sostituì la S.175 (che esibiva forme meno moderne).
Inoltre, così come la nuova S.160, la S.185 montava la clip a molla per la quale il 7 Maggio 1948 fu inoltrata richiesta di brevetto (GB-636823).

Caratterizzata da linee più affusolate, la S.185 manteneva l’eleganza sobria e l’austerità della S.175 degli anni Trenta, anche perché si rivolgeva alla medesima tipologia di clientela, costituita da professionisti, dirigenti e direttori di banca o di enti pubblici, che continuavano a preferire lo stile classico ed elegante.
SDC16029.JPG
Per la decorazione del cappuccio, che si chiude con due giri ed è dotato di due fori d’aereazione in posizione simmetrica, si preferì una larga banda dorata invece delle due bande appaiate che contraddistinsero la S.175 lungo la sua carriera più che decennale. Una soluzione forse meno raffinata, ma che senza dubbio rispondeva meglio al gusto del secondo dopoguerra.
Di dimensioni leggermente maggiori anche la leva, al fine di conseguire una maggior coerenza estetica.
Rimasero invece identici a quelli della S.175 mk 1 il pennino e l’alimentatore in ebanite. Il primo, che contraddistingueva le ammiraglie del marchio, fu introdotto nel 1935 ed aveva dimensioni senza dubbio generose per l’epoca.

Un altro elemento di continuità, questa volta con le S.175 mk 2 e mk 3, fu l’anello dorato montato sul fondello, che divenne uno dei tratti distintivi dei modelli Summit di punta del secondo dopoguerra.

Mentre il corpo della S.185 è di dimensioni praticamente identiche a quello della S.175 Mk 1:
S.185 - S.175.JPG
e le due penne vantano praticamente la medesima lunghezza una volta aperte e con il cappuccio calzato, la lunghezza della S.185 chiusa è decisamente maggiore, come evidenzia l'immagine che segue, nella quale la S.185 viene confrontata con la S.175 mk1 (in alto) e la S.160:
S.175 - S.185 - S.160.JPG
Tutto grazie al cappuccio, che oltre a vantare un diametro superiore accoglieva in testa il meccanismo della nuova clip a molla, che nell’esemplare che vedete gode ancora di una perfetta funzionalità:
S.185 cap - S.175 cap.JPG

Ecco ora l’elenco delle dimensioni principali della S.185:

Lunghezza chiusa: 137 mm
Lunghezza aperta: 122 mm
Lunghezza aperta con cappuccio calzato: 158 mm
Lunghezza del cappuccio: 65 mm
Diametro del fusto: 12,3 mm
Diametro del cappuccio: 13,6 mm
Diametro medio della sezione: 9,5 mm
Peso: 18 gr
Peso del cappuccio: 8 gr
Capacità massima del serbatoio interno: 2 ml

Questa stilografica fu la punta di diamante di una nuova linea, che includeva anche la S. 170 “Crest” (viewtopic.php?f=72&t=14141&hilit=W+170), la S.160 (viewtopic.php?f=72&t=14853#p177488) e la S.130. Tutte simili per le forme ma diverse per le dimensioni e, naturalmente, per i prezzi, oltre che per la fascia di mercato alla quale si rivolgevano. Come dimostra questa fotografia, nella quale potete vedere, dall'alto, S.130, S.160, S.170 ed S.185:
Summit S. 130 - 160 - 170 - 185.JPG
Vi furono comunque alcuni elementi di continuità con la produzione d’anteguerra, a partire dal mantenimento del codice “S.” per le sigle dei modelli per continuare con la cesellatura “barleycorn”, propria delle penne di colore nero, blu, grigio e verde scuro.
Si trattava di stilografiche affidabili e di ottima qualità, che conobbero un buon successo fino a quando l’avvento massiccio della penna a sfera stravolse completamente il mercato.

Il prezzo della S.185 che vedete era di 30 Scellini, l’equivalente di 1 Sterlina e mezzo di allora. Il medesimo prezzo della nuova versione, anch’essa con linee più filanti, della Parker Duofold del secondo dopoguerra. Attualizzato ad oggi, tenendo conto sia dell’inflazione sia della variazione dei salari, si tratterebbe di un prezzo di circa 190 Sterline. Lontano dalle 375 Sterline richieste al presente per una penna di primo rango di produzione britannica con pennino d’oro, ma pur sempre un prezzo rilevante, d’altra parte coerente con le qualità del cliente potenziale.

La S.185 che vi presento non è mai stata utilizzata: un lavaggio non ha rivelato alcun uso d’inchiostro. Non ho quindi desiderato “battezzarla”. Avendo acquisito, però, un altro esemplare dello stesso modello, posso proporvi una prova di scrittura:
SDC16209.JPG
La penna si impugna molto bene ed è ben bilanciata, sia con il cappuccio calzato sia senza. La scrittura segue gli ottimi standard Summit: pronta, senza false partenze o salti, con un flusso ottimo. Il pennino gode di un bel molleggio, pur non essendo flessibile.

In sintesi, si può senz’altro dire che la S.185 è un’ottima stilografica, ben fabbricata ed adatta sia a prestare un eccellente servizio per molti anni sia a ben figurare anche ai nostri giorni, grazie alla sua eleganza ed alle sue forme, ancora attuali.
Alberto Casirati
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Messaggio da Placo » sabato 20 gennaio 2018, 17:38

Grazie per questa recensione! Una penna davvero notevole!
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Messaggio da stanzarichi » sabato 20 gennaio 2018, 19:02

È bellissima.
Riccardo

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Messaggio da MaPe » domenica 21 gennaio 2018, 0:07

Non so, viste le dimensioni della penna avrei visto meglio la clip della S.175 sulla S.185, a parte questa considerazione estetica irrilevante, bellissima(e) penna(e).
Massimo

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Messaggio da Silemar » domenica 21 gennaio 2018, 8:33

Grazie, ho letto con interesse e piacere! :thumbup:
Laura

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Messaggio da Musicus » domenica 21 gennaio 2018, 10:05

Grazie per la bella recensione, Alberto! :thumbup:
Solo un paio di riflessioni, dopo aver spalato la neve...
Incuriosito dall'auto con la guida a destra (sul lato destro della carreggiata) ho voluto verificare l'origine della foto da te mostrata:
Toronto CANADA,  May 7, 1945.jpg
TORONTO: V-E Day celebrations, Bay Street -May 7, 1945 – Toronto CANADA, Photographer John H. Boyd, City of Toronto Archives.
In tutto il Canada era dagli anni Venti che si guidava "all'americana" e non all'inglese: tuttavia, è Inutile sottolineare l'incolmabile differenza tra una città "in prima linea" come Londra, massacrata dai bombardamenti, e un territorio a migliaia di miglia di distanza dalla guerra guerreggiata...
A Casirati ha scritto:
sabato 20 gennaio 2018, 16:41
...
Non è noto con certezza il periodo nel quale la S.185 fece la sua prima comparsa sul mercato. Si parla sia del 1946 (Paul Martin) sia del 1951 (Stephen Hull). Personalmente, sono più propenso a credere che si sia trattato del 1947-48.
Nel 1947, infatti, Summit pubblicizzava la nuova S.160, caratterizzata dalle linee tipiche della nuova famiglia di stilografiche:
L’allegato S.160 (SEE PRICES) 1949 - ad.jpg non è più disponibile
e mi sembra strano che la nuova società, la Summit Pens Co. Ltd, fondata nel 1946 e che prese il posto della Curzons Ltd, abbia potuto scegliere d’inaugurare un nuovo catalogo senza proporre anche la nuova ammiraglia, che sostituì la S.175 (che esibiva forme meno moderne).
Inoltre, così come la nuova S.160, la S.185 montava la clip a molla per la quale il 7 Maggio 1948 fu inoltrata richiesta di brevetto (GB-636823).
....
Il prezzo della S.185 che vedete era di 30 Scellini, l’equivalente di 1 Sterlina e mezzo di allora. Il medesimo prezzo della nuova versione, anch’essa con linee più filanti, della Parker Duofold del secondo dopoguerra. Attualizzato ad oggi, tenendo conto sia dell’inflazione sia della variazione dei salari, si tratterebbe di un prezzo di circa 190 Sterline. Lontano dalle 375 Sterline richieste al presente per una penna di primo rango di produzione britannica con pennino d’oro, ma pur sempre un prezzo rilevante, d’altra parte coerente con le qualità del cliente potenziale.
...
A prescindere dal lato estetico, non credo proprio che la Parker Duofold (made in UK) fosse nemmeno lontanamente il top-di-gamma del colosso americano: la Parker 51 c'era già da quasi un decennio e dal 1945 tutti la volevano più che mai; per converso, i caricamenti a levetta erano divenuti ormai terribilmente démodée alle soglie degli anni Cinquanta: pensiamo alle Omas Extra e l'Aurora 88 Nizzoli a stantuffo in Italia, che la Guerra l'aveva persa!
Le considerazioni sul classismo dei Britannici e su quali dovessero essere i Marchi blasonati che il censo o la casta "imponevano" a dirigenti e banchieri, beh, te le ho già esposte in altre occasioni...

Chiudo con una richiesta: non riesco a capire dalle foto allegate come debba apparire il fermaglio sulla testina: in pratica manca una vista superiore del cappuccio. Un grazie! se vorrai mostrarcele!
:wave:

Giorgio

P.s.: il gatto nero e la Befana come mascotte sono simpatici,
S.160 (SEE PRICES) 1949 - ad.jpg
S.160 (SEE PRICES) 1949 - ad.jpg (13.58 KiB) Visto 932 volte
ma qualcuno gli scongiuri li farà lo stesso... :D

A Casirati
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Messaggio da A Casirati » domenica 21 gennaio 2018, 10:54

Ciao, Giorgio, grazie per le gentili espressioni d'apprezzamento e per il tempo che hai voluto dedicare alla mia recensione. Cerco di rispondere sinteticamente.
Il riferimento al prezzo della Parker Duofold era solo questo, un riferimento al prezzo di un modello conosciuto. Tra l'altro significativo, proprio perché quel modello non era il top di gamma del marchio statunitense.
Nonostante Summit abbia deciso di non cavalcare l'onda della penna a sfera, i modelli del secondo dopoguerra conobbero un buon successo.
Il fatto che con questo modello Summit si rivolgesse ad un certo tipo di pubblico ovviamente non significa nulla più di questo, senza forzature in termini di blasone o di imposizione. Oltretutto, forse la questione legata al blasone è più mediterranea che inglese.
L'immagine della strega era un riferimento al romanzo scritto, usando una Summit, dallo scrittore britannico, evidentemente apprezzato all'epoca.
Appena possibile aggiungerò un'immagine della testa del cappuccio. Grazie per l'interessamento.
Ultima modifica di A Casirati il domenica 21 gennaio 2018, 11:01, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da A Casirati » domenica 21 gennaio 2018, 11:00

Un grazie collettivo, e piacevolmente doveroso, a chi ha voluto esprimere il suo apprezzamento!
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Messaggio da maxpop 55 » domenica 21 gennaio 2018, 12:59

Alberto, come dobbiamo fare con te, oltre che mostrarci delle penne molto belle, fai delle recensioni gradevolissime.
Chapeaux :clap: :clap:
Il valore di una stilografica non dipende dal costo, ma dal valore che noi le diamo.

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Messaggio da piccardi » domenica 21 gennaio 2018, 13:31

Complimenti per la notevole acquisizione, e per l'accurata disamina delle origini della penna, è un peccato che non ci siano abbastanza dati certi, sarebbe davvero utile trovare altre pubblicità del periodo.

Simone
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e per aiutare chi non trova un termine:
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Messaggio da A Casirati » domenica 21 gennaio 2018, 16:53

Grazie ad entrambi 😁
Alberto Casirati
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Messaggio da A Casirati » domenica 21 gennaio 2018, 18:38

Come promesso, ecco qualche altra fotografia, inclusa una sul dettaglio della testa del cappuccio.
L'aggancio a molla, brevettato, consentiva una presa ferma ed una notevole e comoda escursione alla clip.
Allegati
SDC16038.JPG
SDC16031.JPG
SDC16033.JPG
SDC16040.JPG
SDC16041.JPG
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Messaggio da Rosso Corsa » domenica 21 gennaio 2018, 19:26

Una recensione davvero interessante, come tutte quelle che pubblichi. :clap:

Grazie!
Ciao
Mauro

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Messaggio da Miata » domenica 21 gennaio 2018, 19:35

L'ipnotica cesellatura di queste Summit mi trascina in un vortice contemplativo dal quale mi risulta faticoso uscire :lol:

Sempre complimenti (e grazie) per le tue spendide recensioni.
Florinda


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Messaggio da fab66 » domenica 21 gennaio 2018, 19:53

Potranno pure dire che le black chased sono tutte uguali........
tanto io ho solo penne uguali secondo moglie e figlia :D
Bella bella bella

:thumbup: :thumbup:
Fabrizio

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