Miserie e Nobiltà: storie di una famiglia italiana.

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francoiacc
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Messaggio da francoiacc » domenica 11 agosto 2019, 21:00

Nel tunnel, o meglio nel baratro, ci sono caduto lo scorso inverno quando sono rimasto irrimediabilmente ammaliato dalle sinuose forme e dalle accattivanti celluloidi di tutte le penne Montegrappa discendenti dalla capostipite “Classica”. Ho passato mesi a guardarle, a rimirarle e studiarne ogni particolare, e poi a Natale ho preso la mia prima Montegrappa di questa famiglia, uno dei modelli più esclusivi, la Montegrappa Extra Otto Linee Brillanti.
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È una penna che coniuga la sinuosità della linea del fusto e del cappuccio con la sfaccettatura a otto facce, una penna dalle proporzioni perfetta, risultato di un attento e continuo progresso fatto da Montegrappa a iniziare dalla Classica. La celluloide “linee brillanti” le dona una eleganza senza tempo e per quanto si possa tentare di ritrarlo la si può essere apprezzare solo dal vivo; un materiale vivo che cambia di faccia in faccia passando da un effetto arco ad un effetto striato che è prima ricco di sottili strisce di grigio tendente all’argento per poi richiamare di nuovo un effetto arco. Nella mia collezione, trovo essere la sola penna in grado di rivaleggiare per estetica con la OMAS Paragon Arco Brown.
Foto4.jpg
Appena presa in mano la prima cosa che ho notato è la notevole sensazione di solidità, benché sia in celluloide ha un peso importante con i suoi 42gr, peso a cui contribuisce la sezione, e gli inserti sul cappuccio, inclusa la clip, tutti in argento massiccio. Ma nonostante il peso è comoda e ben bilanciata, la sezione in argento con il suo peso tiene il pennino sulla carta e aiuta a mantenere un perfetto controllo dello strumento. Una volta che si rimuove il cappuccio, dotato di filettatura singola per mantenere sempre allineate le facce del cappuccio con quelle del fusto, salta subito all’occhio il pennino di dimensioni generose. Paragonato al pennino della 149 quello della Extra è un po' più corto, ma le sue dimensioni sono ben proporzionate e si armonizza perfettamente nell’estetica della penna.
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Fin qua le nobiltà, ed ora sveliamo le sue miserie, che sinceramente da una penna di questo calibro non mi sarei aspettato. Mia cara Montegrappa, non è bello vendere una bellezza del genere ad un prezzo da capogiro e spacciare un “captive converter” per una carica a pistone, lo trovo sleale! Io la penna la avrei presa lo stesso, è troppo bella, non la porto in giro, non mi pesa molto caricarla anche due volte al giorno e se ho noie so che posso contare su un servizio di assistenza eccellente, ma mi dà noia che mi si spacci qualcosa per quel che non è. Purtroppo però le note dolenti non finiscono qui, la penna inizialmente sembrava scrivere bene e ne ero estasiato, poi dopo le prime pagine ho notato che il flusso diminuiva, senza tuttavia mai arrestarsi, ma divenendo comunque eccessivamente magro. Ci sono volute settimane in cui ho fatto più lavaggi, scritto decine di pagine, e persino passato una sottile lamina tra i rebbi (non c’è bisogno di dirlo con estrema cautela) prima che la penna iniziasse a fare il suo lavoro e la cosa mi ha infastidito tanto. Insomma dopo un mesetto e le mie cure il suo lavoro lo fa a dovere con un flusso ben regolato ed un bel tratto medio, io purtroppo però mi aspetto che se spendo una tale cifra da capogiro la penna arriva a casa e funziona senza se e senza ma, peraltro non credo tanto alla storia del rodaggio, un conduttore in ebanite può andare meglio con il tempo, ma quando tiro la penna fuori dalla scatola deve funzionare.
Ora quando la prendo dal suo bel cofanetto per inchiostrarla e per poi stringerla tra le mani e scriverci, è emozione allo stato puro. Alla fine le ho perdonato tutto, le sue bellissime linee e la sua eleganza mi hanno fatto passare sopra alle sue miserie, e nonostante tutto non mi sono fermato qui, sono andato avanti, con alti e bassi, con altre penne di questa famiglia (to be continued….)
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Messaggio da Renatobossi » domenica 11 agosto 2019, 21:31

Penna meravigliosa, elegantissima.
Perfino rattristano la millanteria del dichiarare quel che non possiede e l'isterica richiesta di attenzioni e di cure.
Ma sono tutte così?
Bando agli scherzi, le osservazioni in questo e in altri post fanno riflettere sul rischio di non acquistare prodotti conformi alle attese e alle spese.

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Messaggio da ASTROLUX » domenica 11 agosto 2019, 22:08

La penna è davvero bella, peccato solo per la sezione metallica, che personalmente non gradisco. Riguardo al captive converter...temo che in futuro bisognerà "perdonare" molti produttori.
Hai ragione nel pretendere che a fronte di listini importanti, ci si aspetterebbe un controllo qualità molto più attento, o almeno da una assistenza postvendita ineccepibile.

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Messaggio da jebstuart » domenica 11 agosto 2019, 22:46

Colori e trame bellissimi. Uno dei principali elementi della tua collezione Omas.

Quanto al captive converter - di grande attualità nelle nostre discussioni negli ultimi tempi - devo dar ragione a Cosimo. È un segno dei tempi. Può non piacere, o provocare sdegno e rabbia, ma temo dobbiamo essere pronti a ritrovarcelo anche in penne di rango.
Costa meno implementarlo, fa risparmiare lavoro e apparecchiature di produzione e ormai non costringe più a ritoccare verso il basso il prezzo di vendita della penna.
Nelle ciniche logiche di mercato, è un buon affare per i produttori. E tanto basta :|
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Messaggio da alfredop » domenica 11 agosto 2019, 23:56

Gran bella penna, la sezione metallica quando è in argento non è scivolosa (almeno a me non scivola, come mi capita con altri metalli). Per quanto riguarda il captive converter, per me può anche andare bene, però a quel punto devo poterlo smontare e sostituire con una cartuccia, così quello che perdo in capienza lo guadagno in flessibilità. C'è anche da considerare che un captive converter fisso rende anche difficile la manutenzione, ad esempio la sostituzione della guarnizione in una M800 o in una 146 mi sembrano senz'altro più facili.

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Messaggio da Monet63 » lunedì 12 agosto 2019, 0:20

Davvero molto bella ed elegantissima.
Nonostante non ami e soffra molto le sezioni metalliche, ho potuto giocherellare con una Montegrappa con l'impugnatura in argento, e oltre a non darmi problemi ricordo una sensazione molto piacevole.
Per lo smagrimento del tratto, l'idea che mi sono fatto è che molte penne, anche di grande pregio, possono soffrire di questo problema quando vengono usate poco. Non ricordo chi di preciso, ma c'è stato qualcuno, in passato, che mi ha spiegato che molte penne moderne possono soffrire nelle mani di un appassionato, proprio perché effettua una rotazione continua, impedendo che vadano "a regime", cosa che succede dopo un paio di cariche, dopo le queli iniziano a dare il meglio e a stabilizzarsi. Non so quanto questo ragionamento sia corretto, ma rispecchia molto bene la mia esperienza pratica. In altre parole, in questo caso, pur avendo avuto in passato problemi del genere proprio con Montegrappa, e pur non comprando più da tempo (a malincuore) questo marchio, non mi sento di trovarle un vero problema e, comunque, la bellezza può far scomparire quel genere di peccati veniali.
alfredop ha scritto:
domenica 11 agosto 2019, 23:56
Per quanto riguarda il captive converter, per me può anche andare bene, però a quel punto devo poterlo smontare e sostituire con una cartuccia, così quello che perdo in capienza lo guadagno in flessibilità.
Sono d'accordo.
Personalmente trovo la capacità del serbatoio un fattore marginale, perché quando sono fuori non scrivo così tanto da poter restare a secco; di contro scrivo moltissimo in studio, dove però posso ricaricare in qualsiasi momento. Gradisco particolarmente quando vengono chiamate le cose col loro nome, senza astuzie.
:wave:
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Messaggio da francoiacc » martedì 13 agosto 2019, 0:07

Monet63 ha scritto:
lunedì 12 agosto 2019, 0:20
Davvero molto bella ed elegantissima.
Nonostante non ami e soffra molto le sezioni metalliche, ho potuto giocherellare con una Montegrappa con l'impugnatura in argento, e oltre a non darmi problemi ricordo una sensazione molto piacevole.
Per lo smagrimento del tratto, l'idea che mi sono fatto è che molte penne, anche di grande pregio, possono soffrire di questo problema quando vengono usate poco. Non ricordo chi di preciso, ma c'è stato qualcuno, in passato, che mi ha spiegato che molte penne moderne possono soffrire nelle mani di un appassionato, proprio perché effettua una rotazione continua, impedendo che vadano "a regime", cosa che succede dopo un paio di cariche, dopo le queli iniziano a dare il meglio e a stabilizzarsi. Non so quanto questo ragionamento sia corretto, ma rispecchia molto bene la mia esperienza pratica. In altre parole, in questo caso, pur avendo avuto in passato problemi del genere proprio con Montegrappa, e pur non comprando più da tempo (a malincuore) questo marchio, non mi sento di trovarle un vero problema e, comunque, la bellezza può far scomparire quel genere di peccati veniali.
Ti confermo che la sezione in argento delle Montegrappa non solo è comodissima, ma non mi crea il minimo problema neanche durante lunghe sessioni di scrittura.
Riguardo il discorso di portare la penna a regime concordo con te, ho avuto modo di prendere delle penne nuove. Tuttavia giusto per fare un paio di esempi, ho preso una OMAS Paragon nuova in una cartoleria dove è stata a fare la polvere per oltre trent'anni, inchiostrata aveva un flusso leggermente magro, dopo un paio di ricariche il flusso si è assestato su un livello medio alto e non ha mai avuto bisogno di lavaggi o che le passassi una lamina tra i rebbi, stessa esperienza con una Montblanc E.A. Poe NOS, una M800 e diverse penne di costo medio-basso tra cui, giusto per citarne una, una OPUS 88 Demonstrator. La Otto, invece, a metà della prima ricarica ha iniziato a scrivere male, flusso troppo magro, le ho passato una lamina tra i rebbi, lavata usata fino a scaricare il serbatoio e poi di nuovo e di nuovo, stessa procedura per svariate settimane. Ho scritto decine e decine di pagine finché ha iniziato a scrivere a dovere, e non è stata la sola Montegrappa; nel prosieguo di questa storia ci saranno altre miserie che racconterò. :wave:
alfredop ha scritto:
domenica 11 agosto 2019, 23:56
Gran bella penna, la sezione metallica quando è in argento non è scivolosa (almeno a me non scivola, come mi capita con altri metalli). Per quanto riguarda il captive converter, per me può anche andare bene, però a quel punto devo poterlo smontare e sostituire con una cartuccia, così quello che perdo in capienza lo guadagno in flessibilità. C'è anche da considerare che un captive converter fisso rende anche difficile la manutenzione, ad esempio la sostituzione della guarnizione in una M800 o in una 146 mi sembrano senz'altro più facili.

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Eh se il converter si smonta allora siamo di fronte ad una efficace penna a cartuccia/converter. Secondo me, benché non sia una discriminante essenziale, resta una grande bufala. Nel caso specifico di Montegrappa non mi preoccupo del non poter sostituire la guarnizione, perché so che il loro servizio di assistenza è impeccabile( lunga vita a Montegrappa!) e non mi crea problemi la ridotta capacità di inchiostro, è il principio che mi infastidisce: non vedo altra spiegazione nell'esistenza del captive converter se non il voler prendere per il c...o la gente.
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Messaggio da alfredop » martedì 13 agosto 2019, 0:48

francoiacc ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 0:07
alfredop ha scritto:
domenica 11 agosto 2019, 23:56
Gran bella penna, la sezione metallica quando è in argento non è scivolosa (almeno a me non scivola, come mi capita con altri metalli). Per quanto riguarda il captive converter, per me può anche andare bene, però a quel punto devo poterlo smontare e sostituire con una cartuccia, così quello che perdo in capienza lo guadagno in flessibilità. C'è anche da considerare che un captive converter fisso rende anche difficile la manutenzione, ad esempio la sostituzione della guarnizione in una M800 o in una 146 mi sembrano senz'altro più facili.

Alfredo
Eh se il converter si smonta allora siamo di fronte ad una efficace penna a cartuccia/converter. Secondo me, benché non sia una discriminante essenziale, resta una grande bufala. Nel caso specifico di Montegrappa non mi preoccupo del non poter sostituire la guarnizione, perché so che il loro servizio di assistenza è impeccabile( lunga vita a Montegrappa!) e non mi crea problemi la ridotta capacità di inchiostro, è il principio che mi infastidisce: non vedo altra spiegazione nell'esistenza del captive converter se non il voler prendere per il c...o la gente.
Allora non resta che sperare che tra 20 anni quando quella guarnizione sarà da cambiare, il servizio assistenza di Montegrappa sia ancora così efficiente🤣, a me conforta sapere che sulle mie 146 la guarnizione è facilmente accessibile da me stesso (al più devo chiederti in prestito la chiavetta per smontare il pistone :twisted: :twisted:).

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Messaggio da greciacret » martedì 13 agosto 2019, 0:54

Scusate la domanda banale (ma non per me che da poco che mi interesso di penne stilografiche): perché parlate di "captive converter"? So bene che cosa è un converter, ma che differenza c'è tra un "captive" e gli altri?

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Messaggio da Monet63 » martedì 13 agosto 2019, 3:03

greciacret ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 0:54
Scusate la domanda banale (ma non per me che da poco che mi interesso di penne stilografiche): perché parlate di "captive converter"? So bene che cosa è un converter, ma che differenza c'è tra un "captive" e gli altri?
Letteralmente "convertitore prigioniero". In pratica un converter non rimovibile, perché fissato al corpo e integrato in esso. Non ha i vantaggi di un converter rimovibile, se non - a volte - la capienza maggiorata. Se dichiarato non è un problema, perché si sa cosa si compra. Il problema nasce quando un fabbricante, montando un captive converter in un suo modello, dichiara il caricamento a pistone (che richiede tolleranze e capacità progettuali/costruttive diverse da un converter), di solito allo scopo di aumentare il valore ipotetico e quindi giustificare un prezzo maggiorato. Personalmente non acquisto da quei fabbricanti che fanno questo genere di giochini, perché viene meno la necessaria fiducia, e perché ho sempre dato grande importanza al valore delle parole; per dire, io ancora reputo il valore di una stretta di mano superiore a quello di una firma.
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Messaggio da analogico » martedì 13 agosto 2019, 3:47

greciacret ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 0:54
Scusate la domanda banale (ma non per me che da poco che mi interesso di penne stilografiche): perché parlate di "captive converter"? So bene che cosa è un converter, ma che differenza c'è tra un "captive" e gli altri?
Basta prendere in mano un converter, per farsi un'idea di quanto possa costare un siffatto oggetto sul mercato cinese ad un produttore di penne che ne acquista in quantità notevoli, siamo ai centesimi di euro o giù di li.
Quindi un conto è forare il fusto e infilarci dentro un oggetto simile, altro conto, ben più salato, è progettare e realizzare un sistema a pistone con tutti crismi.
Ora diversi produttori si limitano a descrivere come a pistone, senza altro aggiungere, anche le penne con il "convertitore prigioniero" e questo non a tutti piace.
Per farti un esempio una penna di questo tipo viene così descritta su un sito di vendite on line: "il caricamento all'interno del corpo è a pistone esterno quindi non è incorporato nel corpo penna.", capisci ? il caricamento all'interno è un pistone esterno, ma non è nel corpo penna.
Non si capisce niente, parrebbe quasi che il serbatoio sia esterno alla penna, di fatto una "supercazzola" pur di non scrivere caricamento a converter o magari a pistone (tipo converter).
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Messaggio da piccardi » martedì 13 agosto 2019, 4:43

Ci sono varie buone ragioni tecniche per non usare direttamente il corpo della penna come serbatoio, cosa che porta poi all'uso del cosiddetto "captive converter".

La prima ragione è ridurre la capienza. Che può sembrare strano visto che per un qualche motivo è invalso il mito che le penne a stantuffo tengono più inchiostro (ben poche superano la capienza di una cartuccia lunga). Questa della scarsa capacità (rispetto alle antiche) è una caratteristica che hanno quasi tutte le penne moderne. Le penne attuali difficilmente reggono la quantità di inchiostro che andava sulle antiche*. Le cartucce hanno un grande vantaggio, c'è una quantità limitata di inchiostro, con poca aria dietro, che l'alimentatore compensa con relativa facilità. Se porti le capienze a quelle che avevano una volta compensare diventa parecchio complicato, e con gli inchiostri iperscorrevoli di oggi è facile avere fuoriuscite specie se le penne le sballottoli a giro, ed agli utenti trovarsi l'inchiostro nel cappuccio o altrove non piace troppo. Per cui alla fine anche il più capiente degli stantuffi odierni (la 149) non arriva a superare la capienza di due cartucce lunghe. Quindi si fa la penna di una capienza di carica intorno al millilitro, riducendo la sezione del corpo, che lo si faccia facendo una sezione interna minore, saldando fra loro due tubi, o incollando un "captive converter" il risultato in termini di capienza è sempre lo stesso.

La seconda ragione è evitare il contatto dell'inchiostro con il materiale "pregiato" del corpo della penna, che potrebbe reagire male. E sul quale poi ci si può sbizzarrire a piacere senza doversi preoccupare della resistenza o della discolorazione.

Per entrambe le ragioni sono abbastanza sicuro che partire da un "captive converter" intorno a cui costruire la penna semplifica notevolmente la produzione. Ma ricordo a tutti che anche la Pelikan 100 (la prima penna a stantuffo) aveva una binde a formare la parte decorativa del corpo e che anche le Pelikan recenti hanno un corpo costituito da un doppio tubo.

Perché allora non usare direttamente un converter ordinario invece di ricorrere al "captive converter"?

Secondo me ci sono due fattori: il primo è quello della percezione, per cui la penna con il meccanismo integrato sembra più di valore rispetto di una cartuccia/converter. Francamente confrontando il costo di un CON 70 e quello di una Dollar 717, non credo che questo maggior valore intrinseco ci sia davvero, ma questa percezione resta ed è molto diffusa.

Il secondo fattore è che con un "captive converter" si possono avere dimensioni, materiali e qualità superiori a quelle di un converter ordinario, potendo essere eventualmente più robusto non dovendo gestire la problematica dell'aggancio/sgancio dalla sezione. A quel che ricordo una gran parte degli stantuffi della Delta erano "captive converter" con un buon meccanismo, dotato di protezione contro la forzatura della rotazione a fine corsa.

Siccome sul mercato degli oggetti di lusso la "percezione" conta, io comunque voglio sapere con cosa ho a che fare. Anche se personalmente non ci vedo questa gran differenza, resta un dato di fatto che una penna con un caricamento a stantuffo in cui viene usato direttamente il corpo viene percepito come di maggior valore rispetto a quella in cui il corpo è solo il rivestimento di un meccanismo indipendente inserito internamente, per cui non è accettabile che mi fai passare l'uno per l'altro.

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Messaggio da Aineias » martedì 13 agosto 2019, 7:49

piccardi ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 4:43
Grazie Simone! :thumbup: :wave:
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Messaggio da francoiacc » martedì 13 agosto 2019, 11:12

Simone, grazie mile per la tua precisa e puntuale disamine. Ero al corrente del fatto che molte aziende usano il captive converter per "proteggere" i materiali con cui sono realizzati i fusti, non ero a conoscenza e non avevo effettivamente valutato gli altri aspetti da te menzionati. Tuttavia come dicevo, per me non è una discriminante, e non ci sono neanche rimasto molto male, io la Otto l'avrei comprata comunque, e dopo la Otto ho comprato altro di Montegrappa cui parlerò nel prosieguo di questo thread. Quel che non mi piace è piaciuto di Montgrappa è esattamente quel che scrivi:
piccardi ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 4:43
Siccome sul mercato degli oggetti di lusso la "percezione" conta, io comunque voglio sapere con cosa ho a che fare. Anche se personalmente non ci vedo questa gran differenza, resta un dato di fatto che una penna con un caricamento a stantuffo in cui viene usato direttamente il corpo viene percepito come di maggior valore rispetto a quella in cui il corpo è solo il rivestimento di un meccanismo indipendente inserito internamente, per cui non è accettabile che mi fai passare l'uno per l'altro
Scusate lo sfogo, ma quantomeno aziende come L.O.I ti mettono una foto, chi compra sa con che cosa ha a che fare, possono chiamarlo come vogliono ma vedo cosa c'è nella penna e non mi aspetto un pistone per poi scoprire che non è altro che un bel captive converter.
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Messaggio da greciacret » martedì 13 agosto 2019, 11:45

Grazie a tutti per le risposte più che esaustive ! :thumbup:

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