Gnocchi Blu-nero a base tannica (ferrogallico vintage)

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Monet63
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Gnocchi Blu-nero a base tannica (ferrogallico vintage)

Messaggio da Monet63 » domenica 11 settembre 2016, 19:11

PROLOGO
Sono venuto in possesso di questo inchiostro, in bottiglia piena da 1 litro, grazie ad un caro amico che me l’ha regalato. Egli è un anomalo appassionato di mercatini: gli piace particolarmente la ricerca della rarità ed il conseguente acquisto, molto meno l’oggetto in sé. Mi ha chiesto solo, nel caso avessi aperto la bottiglia, di travasargliene un po’ in una boccetta, in modo che potesse giocarci (gli piacciono i pennini da intinzione); io, che non ho assolutamente l’animo del collezionista e che uso tutto senza particolari patemi (né soggezioni), l’ho subito rassicurato che avrebbe presto avuto la sua boccetta piena fino all’orlo, anche perché ha un altro paio di bottiglie interessanti…
Oggettivamente, una recensione del genere serve davvero a poco: a parte la difficoltà a trovare in giro lo stesso inchiostro, anche ammesso di riuscirci c’è l’ulteriore variabile dello stato di conservazione, che potrebbe - di fatto - modificarne profondamente la resa. Tuttavia mi piaceva l’idea, e quindi eccomi qua.
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CONFEZIONAMENTO E PREZZO
Sembra una bottiglia di vino, da circa 1 litro di capacità, chiusa con tappo in sughero, non particolarmente compresso all’interno del collo, ma a tenuta, di facile estrazione: per l’apertura ho usato una grossa vite (che ho manovrato a mano), perché non avevo a disposizione un cavatappi. L’etichetta recita: “Gnocchi - Inchiostro blu-nero a base tannica” e, sul lato destro, in corrispondenza di uno strappo, “…idissimo” che potrebbe stare per “nitidissimo”. Trattandosi di un regalo, il mio amico non mi ha voluto dire il prezzo, ma un’idea più o meno aderente alla realtà possiamo farcela dando un’occhiata ai vari siti di aste.
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PREPARAZIONE
Subito dopo l’apertura della bottiglia ho avvertito un distinto odore di fenolo, similissimo a quello che sentivo da bambino quando caricavo la mia stilografica con l’inchiostro comprato alla cartoleria sotto casa, e che sento ancora oggi in alcune tempere all’uovo. Il travaso, in una boccetta vuota Pelikan 4001, è stato effettuato con una grossa siringa, che, per riempire il nuovo recipiente, ha dovuto essere caricata con 35 ml. di liquido blu. Poi ho siringato una vecchia cartuccia recuperata, sempre Pelikan. Il minuto circa di attesa, per trovare una cartuccia adatta, ha leggermente bloccato il pistone della siringa, ma è bastata una leggera forzatura per sbloccare il tutto. Il successivo lavaggio in acqua non ha evidenziato residui polverosi in sospensione, il che fa ben sperare per la salute della penna che ha effettuato il test, che userò ancora un poco. In caso di inchiostri potenzialmente problematici, come questo, uso sempre una penna sacrificabile; a tal fine ho varie cinesi, alcune Pelikan Primapenna, ed una Niji, tutte perfette. In questo caso ho scelto la Niji, dotata di pennino medio e di un ottimo alimentatore che le garantisce un flusso medio-abbondante, che a me piace parecchio.
La carta principale è stata la solita (ed ottima) Fabriano Copy 1, ma ho eseguito alcuni test anche su Rhodia e su un quaderno con carta piuttosto porosa, non adatta alla stilografica.


UTILIZZO ED IMPRESSIONI
Il tono di colore, durante la scrittura, è un blu scuro piuttosto vivace che, gradualmente, diventa un blu-nero molto profondo, in cui si riesce ancora a distinguere la componente blu. Come dire: è un blu-nero deciso, né troppo blu, né troppo nero, con una vaga sottosfumatura rossiccia (che tuttavia bisogna proprio andare a cercarsi).
La saturazione è media, come spesso accade con questo genere di inchiostri. Riesce a produrre interessanti sfumature (shading) solo se abbinato a pennini medi mentre, con pennini molto fini, specialmente da intinzione, perde lo shading ed acquista una profondità maggiore che - a prima vista - può farlo scambiare per un comune inchiostro nero.
Come spesso accade con i ferrogallici, la qualità della carta non è un punto critico, in quanto anche su carta porosa e non adatta all’uso con stilografica è in grado di fornire ottimi risultati (assenza di feathering/bleed trough/ spiumaggio), anche accoppiato con penne dal pennino medio e flusso abbondante.
Il tempo di asciugatura si colloca tra i 5 ed i 7 secondi, a seconda delle variabili in gioco (tratto, flusso, carta). Si tratta di un inchiostro dichiaratamente resistente all’acqua e per documenti, cosa molto comune all’epoca della sua commercializzazione; tuttavia tale resistenza può venire leggermente meno su carte patinate e non assorbenti, pur conservando una eccellente lettura. Questo comportamento la dice lunga sul suo carattere e sulla destinazione tipica di utilizzo: un inchiostro nato per essere usato un po’ ovunque e negli ambiti più svariati, principalmente scuole ed uffici. Non lo vedo adatto ad un uso artistico “spinto”, perché rifiuta di essere acquerellato ma, limitandosi ad un disegno tradizionale “asciutto”, può essere preziosissimo, perché indelebile e resistente alla luce.
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CONCLUSIONI
Indubbiamente sto invecchiando e diventando nostalgico, anche se detesto ammetterlo.
E’ un inchiostro indispensabile? No, esistono realizzazioni moderne di pari pregio, in grado di fare le stesse cose, e questo è il motivo principale per cui il voto finale è solo un “ottimo” anziché un “da avere!”. Nondimeno possiede, a mio avviso, un fascino a cui è davvero difficile sottrarsi, che aumenta esponenzialmente se caricato in una penna “giusta”, ovvero vintage anch’essa, o dal comportamento analogo a penne d’epoca. L’ho trovato gradevolissimo e “sincero” (non mi viene un termine migliore) specialmente con pennini ad intinsione, ed anche questo comportamento rivela molte cose.
Credo che lo userò a lungo…
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Allegati
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Ultima modifica di Monet63 il domenica 11 settembre 2016, 23:50, modificato 1 volta in totale.
L’opera d’arte è sempre una confessione.
Umberto Saba

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Messaggio da G P M P » domenica 11 settembre 2016, 19:37

Una recensione interessantissima per un pezzo di storia della scrittura. Credo che il ritrovamento al mercatino non potesse avere destinazione migliore - e sono d'accordo: un inchiostro così ben conservato merita di essere usato.
Giovanni Paolo (ma per tutti, GP) - il mio fotoblog

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