Un set natalizio molto facile

Consigli e dritte su come rendere al meglio con la fotografia.
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fufluns
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Un set natalizio molto facile

Messaggio da fufluns » venerdì 15 dicembre 2017, 21:20

Ho avuto l'impressione, con l'argomento che ho aperto ieri, di aver lasciato intendere che per fotografare delle penne (o degli orologi) sia necessaria molta attrezzatura: i flash, i transceivers, ecc. Non é certo.

Mi pare di aver capito che, tra i tanti fantastici appassionati di penne che frequentano questo forum, non tutti hanno dimestichezza con la fotografia, e sicuramente delle istruzioni che comprendano oggetti complicati (o costosi) non sono il migliore invito. Eccomi dunque a voi con l'argomento di oggi, per presentarvi un semplicissimo set a sfondo natalizio.

Elementi: un tavolo, le penne, un astuccio, un fiocco con colori natalizi, un nastrino in tono.

Luci: Una finestra schermata da una tenda chiara (va benissimo un lenzuolo), un cartone bianco (come riflettore), un cartone nero (per evitare i riflessi verso la fotocamera), un foglio di carta velina o carta da ricalco.

Attrezzatura: una fotocamera reflex, un obiettivo macro, un cavalletto, un cavo di catto a distanza o qualsiasi altro sistema che permetta di mantenere aperto l'otturatore senza far muovere la camera.

Ho sistemato gli oggetti a mio gusto, vicini al bordo del tavolo, in modo da potermi avvicinare con il cavalletto ed ottenere una vista quasi verticale. Mi piace che qualcosa (in questo caso il fiocco e il nastrino) sia "tagliato" dai bordi del fotogramma, come se fosse lí un po' per caso... La finestra é sulla sinistra della scena, sulla destra c'é un piccolo cartone bianco (circa 30 x 20 cm), sostenuto in verticale. Ho messo a fuoco sul pennino, con un diaframma chiuso (f/29). Ho messo la carta velina il più possibile vicino alla penna di sinistra, senza che entrasse in scena, per ridurre la brillantezza delle finiture in argento e del pennino in oro. Ho effettuato l'esposizione, variando tre volte il tempo. La migliore delle tre é stata esposta a f/29 per 8" (a me piacciono le fotografie in toni scuri, un po' caravaggesche: con altri 3 o 4 secondi di esposizione si può avere un'immagine più chiara, per chi la preferisca)

Il risultato:

Due Montegrappa Extra 1930 di Natale ©FP.jpg
Ed ecco la fotografia del semplicissimo set:

Un altro set facile.jpg
Grazie per l'attenzione.

grafomane
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Messaggio da grafomane » venerdì 15 dicembre 2017, 23:06

Bello! Semplice e funzionale. Mi permetto solo una piccola aggiunta: chi volesse avere dei toni più caldi nelle zone di ombra potrebbe sostituire il cartone bianco che fa da riflettore con un vassoietto dorato da pasticceria. E se non ne avete in casa in questo modo avrete pure la scusa per fare una capatina in pasticceria :D

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Giorgio1955
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Messaggio da Giorgio1955 » sabato 16 dicembre 2017, 8:28

Carissimo Franco,
parlando un po' di tecnica, che ne pensi, in questo genere di riprese ravvicinate, del focus stacking? Hai esperienza in materia? Pros: maggiore nitidezza, si adopera il miglior diaframma dell' obiettivo che spesso non è quello della quasi tutta chiusura. Cons: necessità di post-produzione anche con programmi ad hoc (ad es. Zerene stacker). Le tue immagini sono semplicemente eccellenti. Saluti
Giorgio

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maxpop 55
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Messaggio da maxpop 55 » sabato 16 dicembre 2017, 9:25

Giorgio1955 ha scritto:
sabato 16 dicembre 2017, 8:28
............
................ maggiore nitidezza, si adopera il miglior diaframma dell' obiettivo che spesso non è quello della quasi tutta chiusura. ........
......................
Il miglior diaframma da sempre è il centrale, su un obbiettivo f 2/22 è f 5,6 o al massimo giocare tra f4 e f8, in relazione a quello che vuoi ottenere.
Il valore di una stilografica non dipende dal costo, ma dal valore che noi le diamo.

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Giorgio1955
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Messaggio da Giorgio1955 » sabato 16 dicembre 2017, 13:21

E' vero, ma non sempre è così. Andando a memoria, il miglior diaframma del Canon 300 2.8 è, appunto, 2.8 e quindi l'obiettivo dà il meglio di sé a tutta apertura.
Quello che è certo è che verso la tutta chiusura aumenta la diffrazione e quello che si guadagna come profondità di campo in parte si perde come nitidezza.
Giorgio

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Messaggio da aleck » sabato 16 dicembre 2017, 16:34

maxpop 55 ha scritto:
sabato 16 dicembre 2017, 9:25
Il miglior diaframma da sempre è il centrale, su un obbiettivo f 2/22 è f 5,6 o al massimo giocare tra f4 e f8, in relazione a quello che vuoi ottenere.
Giorgio1955 ha scritto:
sabato 16 dicembre 2017, 13:21
quindi l'obiettivo dà il meglio di sé a tutta apertura.
In genere, una chiusura del diaframma a f/5.6 o f/8 offre la migliore resa ottica dell'obiettivo, mentre a tutta apertura la peggiore. Questo, almeno, è il motivo per cui i test MTF si effettuano generalmente considerando la resa dell'ottica a tutta apertura e a f/8. Purtroppo, comunque, la questione è più complessa: ogni obiettivo fa storia a sè. Schema ottico, qualità dei vetri, qualità e tipologia dell'antiriflesso, numero di lamelle, numero di elementi son tutti fattori che influenzano la resa otticha dell'obiettivo rendendola unica. Se è vero che, generalizzando, si può affermare quanto detto da maxpop, è anche vero che nel caso di alcuni obiettivi è vero quanto detto da Giorgio. Ci sono anche obiettivi che raggiungono la miglior resa a f/11 o altri a uno stop dalla massima apertura. Ci sono, tra l'altro, altri difetti ottici da considerare nella valutazione della resa a un dato diaframma, come adesempio la vignettatura e il contrasto. Il valore di f/5.6 o f/8 è considerato genericamente "il migliore" considerando tutti i parametri di valutazione dell'ottica, non sono la nitidezza. Di fondo, avete ragione entrambi. Purtroppo le variabili in campo sono tali e tante che è impossibile dare una risposta definitiva e assoluta, valida per ogni obiettivo. Si pensi solo, per esempio, al classico schema Sonnar in configurazione 50mm f/1.5 con 7 lenti in 3 gruppi: la versione Zeiss West, Carl Zeiss Jana e il Jupiter 3 erano tutti realizzati sullo stesso schema ottico offrendo, tuttavia, materiali, trattamenti e tolleranze diverse. La resa, di conseguenza, era anche diversa.

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Messaggio da maxpop 55 » sabato 16 dicembre 2017, 17:32

aleck ha scritto:
sabato 16 dicembre 2017, 16:34
maxpop 55 ha scritto:
sabato 16 dicembre 2017, 9:25
Il miglior diaframma da sempre è il centrale, su un obbiettivo f 2/22 è f 5,6 o al massimo giocare tra f4 e f8, in relazione a quello che vuoi ottenere.
Giorgio1955 ha scritto:
sabato 16 dicembre 2017, 13:21
quindi l'obiettivo dà il meglio di sé a tutta apertura.
In genere, una chiusura del diaframma a f/5.6 o f/8 offre la migliore resa ottica dell'obiettivo, mentre a tutta apertura la peggiore. Questo, almeno, è il motivo per cui i test MTF si effettuano generalmente considerando la resa dell'ottica a tutta apertura e a f/8. Purtroppo, comunque, la questione è più complessa: ogni obiettivo fa storia a sè. Schema ottico, qualità dei vetri, qualità e tipologia dell'antiriflesso, numero di lamelle, numero di elementi son tutti fattori che influenzano la resa otticha dell'obiettivo rendendola unica. Se è vero che, generalizzando, si può affermare quanto detto da maxpop, è anche vero che nel caso di alcuni obiettivi è vero quanto detto da Giorgio. Ci sono anche obiettivi che raggiungono la miglior resa a f/11 o altri a uno stop dalla massima apertura. Ci sono, tra l'altro, altri difetti ottici da considerare nella valutazione della resa a un dato diaframma, come adesempio la vignettatura e il contrasto. Il valore di f/5.6 o f/8 è considerato genericamente "il migliore" considerando tutti i parametri di valutazione dell'ottica, non sono la nitidezza. Di fondo, avete ragione entrambi. Purtroppo le variabili in campo sono tali e tante che è impossibile dare una risposta definitiva e assoluta, valida per ogni obiettivo. Si pensi solo, per esempio, al classico schema Sonnar in configurazione 50mm f/1.5 con 7 lenti in 3 gruppi: la versione Zeiss West, Carl Zeiss Jana e il Jupiter 3 erano tutti realizzati sullo stesso schema ottico offrendo, tuttavia, materiali, trattamenti e tolleranze diverse. La resa, di conseguenza, era anche diversa.
Ragion per cui si devono fare le prove fotografiche a tutti gli stop per vedere qual'è il migliore sul nostro obbiettivo.
Il valore di una stilografica non dipende dal costo, ma dal valore che noi le diamo.

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Messaggio da aleck » sabato 16 dicembre 2017, 17:46

maxpop 55 ha scritto:
sabato 16 dicembre 2017, 17:32
Ragion per cui si devono fare le prove fotografiche a tutti gli stop per vedere qual'è il migliore sul nostro obbiettivo.
È ciò che consiglierei - e faccio - anche io :-) mi costa un rullo a ogni nuova lente, ma val la pena di imparare a conoscere bene ciò che si ha per mano. In digitale, poi, tanto meglio :thumbup: :wave:

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Messaggio da fufluns » domenica 17 dicembre 2017, 7:44

Hmmmm, temino…

Nella mia esperienza c’é una differenza notevole tra quello che si trova sui manuali e quello che accade nella pratica fotografica. La teoria é certa: alla progressiva riduzione del diaframma, e al corrispondente aumento della profondità di campo, fa riscontro un aumento delle aberrazioni ottiche, a danno della qualità dell’immagine. Se dalle prove sperimentali passiamo alle immagini "percepite” dall’occhio umano, le cose meritano un secondo punto di vista.

Per lavoro, fotografiamo spesso piccoli organi dei fiori delle orchidee, i pollinarii. Questi variano, in dimensioni, da circa 1 centimetro (molto raramente) a meno di 1 millimetro. La maggior parte si trovano nel rango di 1–3 millimetri. Li fotografiamo normalmente con un microscopio espressamente disegnato per la fotografia, un mostro nel suo genere, un macroscopio Leica Z16 APO, sul quale é montato un obiettivo apocromatico Planar 1x. Il macroscopio permette di diaframmare, ma a forti aumenti, come ben diceva Giorgio, l’aumento di profondità di campo non vale la candela dell’insorgere di aberrazioni che riducono visibilmente la qualità dell’immagine. In questo caso usiamo l’obiettivo a tutta apertura, e “stackiamo”. Il vantaggio del macroscopio é che con una colonna dotata di regolazione micrometrica (sino a 2micron), persino motorizzata, l’asse verticale dell’obiettivo da ripresa é sempre garantito. Leica offre un software che esegue lo stacking in diretta, mentre l’oggetto viene focheggiato su vari piani, ma io preferisco i risultati dei programmi classici di stacking, tipo Zerene, ecc.

Anche in questo caso, le ottiche fanno la differenza. Non vi dico nulla di nuovo, ma per la microfotografia, con o senza microscopio, ottiche come i Luminar di Zeiss o i Milar di Leitz sono semplicemente ineguagliabili, a dispetto delle tecnologie esistenti oggi per la progettazione e realizzazione delle ottiche. Nell’esempio qui sotto vi propongo tre pollini (con la rispettiva misura di 1 mm). I primi due (A e B) fotografati al macroscopio, con stacking; la terza fotografata con uno Zeiss Luminar 45mm, one-shot, senza stacking, con diaframma circa f/16. Trovo la qualità del Luminar, con un decimo del lavoro (tra ripresa e post-produzione) semplicemente straordinaria. Mi é impossibile ottenere risultati comparabili con nessuna delle ottiche macro per fotografia generale che possiede o ho posseduto.

Tre pollinarii.jpg

Per l’ambito della macrofotografia (fino a un rapporto di riproduzione di 1:1) o del close up (1:4-1:5), il discorso mi pare realmente diverso. Trovo che gli obiettivi macro moderni di qualità (la mia esperienza si basa sui Micro Nikkor 55, 60, 85 e 105mm, sugli Zeiss Planar 120 e 135 per soffietto, e ultimamente sull’Hasselblad HC 120mm) hanno una eccellente correzione dell’effetto di bordo del diaframma quando sono diaframmati fino a f/22, f/32 e addirittura f/45. A me pare che, neppure con un ingrandimento spinto (il file che vi ho proposto misura, all’origine, quasi 70 cm di lato se stampato in offset a 300 dpi), l’occhio percepisca alcuna soavità nella messa a fuoco. Vi allego un dettaglio del pennino al 100%, tratto dalla foto anteriore, per la vostra valutazione.

detail.jpg

A questi livelli di ingrandimento, con le mie ottiche diaframmo tranquillamente a f/32, e su quelle che ne sono dotate (lo Zeiss Planar 135 e l’Hasselblad HC 120 Macro), uso con confidenza anche il diaframma f/45. Ovviamente, stiamo parlando di alcune tra le migliori lenti per close-up e macrofotografia. A me, l’esperienza diretta ha insegnato che in fotografia non ci sono scorciatoie e che la qualità paga.

E ora sí che ho fatto una lunga chiacchierata fuori tema...

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Messaggio da Giorgio1955 » domenica 17 dicembre 2017, 8:16

Nulla da eccepire! Grazie Franco.
La mia esperienza nella macro è limitata al Canon 100 2,8 L fino all'1:1 e al vecchio 35 FD macrobellows appunto su soffietto fino a circa 3,5X su macchina fullframe.
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Messaggio da maxpop 55 » domenica 17 dicembre 2017, 11:38

Chapeau! :thumbup:
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Messaggio da fufluns » domenica 17 dicembre 2017, 17:19

Approfitto della fotografia del bel pennino medio della mia Montegrappa extra 1930 in celluloide tartaruga per dirvi che il 9 gennaio sarò in visita alla Montegrappa, dove finalmente avrò occasione di conoscere di persona il gentilissimo Peter Zanesco, con il quale abbiamo mantenuto attraverso i mesi un continuo e amichevole scambio di lettere. Per l'occasione, questo pennino M sarà sostituto da un pennino STUB, come quello che monta l'altra mia Montegrappa Extra in celluloide nero bambù.

Mi emoziona molto l'idea di visitare Bassano, la Ca' Erizzo dove soggiornò Hemingway durante il suo periodo di servizio nella Croce Rossa, e la storica fabbrica delle penne Montegrappa, che son diventate tra le mie preferite.

Per sicurezza, sarà meglio che lasci a casa le carte di credito...

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Messaggio da maxpop 55 » domenica 17 dicembre 2017, 19:26

fufluns ha scritto:
domenica 17 dicembre 2017, 17:19
........
..............................
Per sicurezza, sarà meglio che lasci a casa le carte di credito...
Penso sia la cosa migliore. :D
Il valore di una stilografica non dipende dal costo, ma dal valore che noi le diamo.

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