Ancora gestuale, e un confronto tra pennini

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fufluns
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Ancora gestuale, e un confronto tra pennini

Messaggio da fufluns » venerdì 9 febbraio 2018, 19:28

Mi cimento ancora con un po’ di calligrafia gestuale, seguendo le indicazioni del bel libro di Gaye Godfrey-Nicholls (ne parlo in questo altro argomento [https://forum.fountainpen.it/viewtopic.php?f=32&t=16052]). Il testo della Godfrey-Nicholls propone, accanto ai modelli calligrafici “standard” per ogni script, anche alcune interessantissime varianti.

Ho voluto provare la gestuale con due dei miei pennini non-calligrafici piú larghi ed espressivi. Il doppio largo di una Montblanc Meisterstück 149 (circa 1984-1985) e lo stub di una Montegrappa Extra 1930 (contemporaneo).

Ho anche usato due dei miei inchiostri preferiti del momento, che ammiro per le loro doti di trasparenza scura: il Pelikan Edelstein Tanzanite (blu) e il Graf von Faber Castell Olive Green (quest’ultimo l’ho “rassegnato” qui [https://forum.fountainpen.it/viewtopic.php?f=9&t=16064]).

Ecco il risultato:

Due pennini larghi e due inchiostri ©FP.jpg


Il pennino della Montegrappa é meno largo (ca. 1,1 mm) di quello della Meisterstück (1,2–1,3 mm) ma, anche se viene proposto come uno stub, é in realtà più crespo, con una maggior differenza tra i tratti verticali, larghi, e quelli orizzontali, sottili. Ne risulta una scrittura più vicina a quella di un pennino “italico”, più calligrafica. Il pennino di Montblanc é più umido, ma la differenza tra i tratti é meno pronunciata. Questo BB é, dal mio punto di vista, un vero stub. Per me, Montegrappa vince questo confronto diretto.

Quanto agli inchiostri in prova, li trovo entrambi bellissimi. Non ho vincitori. Li uso ed userò entrambi con grande piacere.

Le righe superiori sono scritte con il pennino medio di un’altra Extra 1930, docile, duttile, educato, collaborativo e facile. L’inchiostro é un Noodler’s #41 Brown, un nome veramente poco suggestivo, in un’epoca nella quale gli inchiostri hanno bei nomi da far invidia ai profumi… La grafia é un'altra delle varianti della gestuale proposte da Godfrey-Nicholls.

Infine: la foto. Il set é davvero semplicissimo, una luce aperta e diffusa laterale, dalla destra, e un pannello riflettente (bianco) sulla sinistra. Qui ho usato un flash da studio, perché era già notte, ma lo stesso effetto si ottiene di giorno con una finestra schermata da una cortina chiara. La camera é in alto, in modo da ridurre un eccesso di effetto prospettico. Quest’ultimo può eliminarsi con una ripresa assiale, ma le foto che ne risultano sono, secondo me, un po’ prive di vita vera, per quanto in stato di quiete (still life).


Set Due pennini larghi.jpg

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Messaggio da efreddi » venerdì 9 febbraio 2018, 19:59

Csro Franco, come sempre ci proponi una pagina molto bella di calligrafia curatissima in un'altrettanto curata foto. Complimenti!

La mia copia del libro di Gaye Godfrey-Nicholl e' in arrivo...
Ciao
Elia
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Messaggio da Holden » venerdì 9 febbraio 2018, 23:45

Non so che dire, sono in stato confusionale, io che credevo di amare solo i pennini EF sono in preda alla sindrome di Stendhal!

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Messaggio da Lele15120 » sabato 10 febbraio 2018, 8:32

Leggo sempre con molto piacere questi messaggi. Adoro le foto e la forma del messaggio.
Ogni singola foto (anche negli altri argomenti), mi provoca un senso di calma; ciò è stupendo.
In compenso la calma è contrapposta alla seconda emozione: “ho bisogno di quell’inchiostro!” Anche se non è vero.
Non so se è per la luce, per il tipo di foto o per il tratto lasciato da quelle penne meravigliose, ma ogni inchiostro sembra più bello di come sembra solitamente.
Infine, complimenti anche per la calligrafia, è armoniosa.
Emanuele
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Messaggio da MiraB » sabato 10 febbraio 2018, 15:39

Mi accorgo solo ora di quanto sia bello e particolare l' Edelstein Tanzanite... un colore a cui non avevo mai fatto caso, o forse poca attenzione gli dedicai, alla sua uscita, preferendo il Sapphire Blue dal tono più violaceo che permette delle bellissime sfumature e una lubrificazione davvero straordinaria...
Il blu Tanzanite è un colore che mi attira... al più presto dovrò assicurarmene una di quelle boccette eleganti o qualche capiente cartuccia lunga.

Mi affascina il modo aggraziato con cui tutto è composto, il colore degli inchiostri risalta accompagnato dalle penne e dalla calligrafia ben eseguita!

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Messaggio da fufluns » sabato 10 febbraio 2018, 20:12

Lele15120 ha scritto:
sabato 10 febbraio 2018, 8:32
Ogni singola foto (anche negli altri argomenti), mi provoca un senso di calma; ciò è stupendo.
Emanuele, lei mi fa un grandissimo complimento. Questa quiete é esattamente quello che io vorrei trasmettere attraverso le mie fotografie, dal punto di vista della composizione e della luce.

Noi, in italiano, chiamiamo questo tipo di composizione "natura morta". L'espressione mi é sempre sembrata poco felice per entrambi i termini di cui é composta. Spesso una "natura morta" non include elementi naturali, ma artefatti umani. In secondo luogo, nella calma della "natura morta" non vi é nulla di morto.

Nella lingua castigliana e nei suoi derivati si usa, per queste composizioni, il termine bodegón. Nella sua accezione più comune, il bodegón é una pittura o disegno nel quale si rappresentano alimenti, recipienti e utensili domestici. Il termine deriva però dalla parola bodega, cantina, e infatti in generale porta con sé questa idea di oggetti vecchi, in qualche modo abbandonati e arrugginiti. Nelle migliori "nature morte" non vi é nulla di abbandonato, ma al contrario vi é un sensazione di ritrovamento e di vita.

Mi piace molto come gli anglosassoni definiscono la stessa forma d'arte, still-life. Ecco, questo concetto della "vita in stato di quiete" riflette perfettamente, a mio modo di vedere, quello che la nostra "natura morta" storpia e malinterpreta.

Per lavoro, studio e documento piante. Quando le fotografo, adotto la stessa attitudine, cercando di ritrarre la loro vita in stato di quiete. Alcuni anni fa ho pubblicato un librone con molte fotografie in grande formato (é un librozzo che pesa quasi 4 chili, di 34 cm d'altezza...), del quale le allego qui sotto qualche esempio di doppie pagine aperte. Forse noterà come, anche in quelle fotografie, vi é molta quiete. Quelle furono seguite su pellicola di medio formato, che secondo me aiuta a mantenere il dettaglio senza che l'immagine diventi cruda. E' come un iper-realismo calmo, che mi piace interpretare come una fotografia zen.

Mi scusi per aver parlato troppo del mio modo di vedere le cose e produrne immagini che le rappresentino secondo la mia visione. Grazie ancora per le sue parole.


Vanishing Beauty sample.jpg

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Messaggio da Lele15120 » domenica 11 febbraio 2018, 1:57

fufluns ha scritto:
sabato 10 febbraio 2018, 20:12
Lele15120 ha scritto:
sabato 10 febbraio 2018, 8:32
Ogni singola foto (anche negli altri argomenti), mi provoca un senso di calma; ciò è stupendo.
Emanuele, lei mi fa un grandissimo complimento. Questa quiete é esattamente quello che io vorrei trasmettere attraverso le mie fotografie, dal punto di vista della composizione e della luce.

Noi, in italiano, chiamiamo questo tipo di composizione "natura morta". L'espressione mi é sempre sembrata poco felice per entrambi i termini di cui é composta. Spesso una "natura morta" non include elementi naturali, ma artefatti umani. In secondo luogo, nella calma della "natura morta" non vi é nulla di morto.

Nella lingua castigliana e nei suoi derivati si usa, per queste composizioni, il termine bodegón. Nella sua accezione più comune, il bodegón é una pittura o disegno nel quale si rappresentano alimenti, recipienti e utensili domestici. Il termine deriva però dalla parola bodega, cantina, e infatti in generale porta con sé questa idea di oggetti vecchi, in qualche modo abbandonati e arrugginiti. Nelle migliori "nature morte" non vi é nulla di abbandonato, ma al contrario vi é un sensazione di ritrovamento e di vita.

Mi piace molto come gli anglosassoni definiscono la stessa forma d'arte, still-life. Ecco, questo concetto della "vita in stato di quiete" riflette perfettamente, a mio modo di vedere, quello che la nostra "natura morta" storpia e malinterpreta.

Per lavoro, studio e documento piante. Quando le fotografo, adotto la stessa attitudine, cercando di ritrarre la loro vita in stato di quiete. Alcuni anni fa ho pubblicato un librone con molte fotografie in grande formato (é un librozzo che pesa quasi 4 chili, di 34 cm d'altezza...), del quale le allego qui sotto qualche esempio di doppie pagine aperte. Forse noterà come, anche in quelle fotografie, vi é molta quiete. Quelle furono seguite su pellicola di medio formato, che secondo me aiuta a mantenere il dettaglio senza che l'immagine diventi cruda. E' come un iper-realismo calmo, che mi piace interpretare come una fotografia zen.

Mi scusi per aver parlato troppo del mio modo di vedere le cose e produrne immagini che le rappresentino secondo la mia visione. Grazie ancora per le sue parole.


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La ringrazio con piacere per il messaggio. Insegna sempre cose nuove. E la ringrazio come biologo (anche se del lato della nutrizione) appassionato di fotografia (nonostante io mi fermi al pieno formato nipponico ed ho ancora molto da imparare). Fotografie stupende di orchidee.
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Messaggio da maxpop 55 » lunedì 12 febbraio 2018, 8:23

fufluns ha scritto:
sabato 10 febbraio 2018, 20:12
Lele15120 ha scritto:
sabato 10 febbraio 2018, 8:32
Ogni singola foto (anche negli altri argomenti), mi provoca un senso di calma; ciò è stupendo.
Emanuele, lei mi fa un grandissimo complimento. Questa quiete é esattamente quello che io vorrei trasmettere attraverso le mie fotografie, dal punto di vista della composizione e della luce.

Noi, in italiano, chiamiamo questo tipo di composizione "natura morta". L'espressione mi é sempre sembrata poco felice per entrambi i termini di cui é composta. Spesso una "natura morta" non include elementi naturali, ma artefatti umani. In secondo luogo, nella calma della "natura morta" non vi é nulla di morto.

Nella lingua castigliana e nei suoi derivati si usa, per queste composizioni, il termine bodegón. Nella sua accezione più comune, il bodegón é una pittura o disegno nel quale si rappresentano alimenti, recipienti e utensili domestici. Il termine deriva però dalla parola bodega, cantina, e infatti in generale porta con sé questa idea di oggetti vecchi, in qualche modo abbandonati e arrugginiti. Nelle migliori "nature morte" non vi é nulla di abbandonato, ma al contrario vi é un sensazione di ritrovamento e di vita.

Mi piace molto come gli anglosassoni definiscono la stessa forma d'arte, still-life. Ecco, questo concetto della "vita in stato di quiete" riflette perfettamente, a mio modo di vedere, quello che la nostra "natura morta" storpia e malinterpreta.

Per lavoro, studio e documento piante. Quando le fotografo, adotto la stessa attitudine, cercando di ritrarre la loro vita in stato di quiete. Alcuni anni fa ho pubblicato un librone con molte fotografie in grande formato (é un librozzo che pesa quasi 4 chili, di 34 cm d'altezza...), del quale le allego qui sotto qualche esempio di doppie pagine aperte. Forse noterà come, anche in quelle fotografie, vi é molta quiete. Quelle furono seguite su pellicola di medio formato, che secondo me aiuta a mantenere il dettaglio senza che l'immagine diventi cruda. E' come un iper-realismo calmo, che mi piace interpretare come una fotografia zen.

Mi scusi per aver parlato troppo del mio modo di vedere le cose e produrne immagini che le rappresentino secondo la mia visione. Grazie ancora per le sue parole.


Vanishing Beauty sample.jpg
Scusate ma non potevo rimanere in silenzio davanti a queste splendide foto del tuo libro e quelle che pubblichi sia di fiori che di penne e la loro combinazione.
Non posso far altro che complimentarmi per come interpreti il mondo delle tue passioni. :clap: :clap:
Il valore di una stilografica non dipende dal costo, ma dal valore che noi le diamo.

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Messaggio da isos77 » lunedì 12 febbraio 2018, 10:19

Doppi complimenti anche da parte mia. Soprattutto per la parte fotografica. Coltivo anch'io questa passione da tanti anni, so che lo still-life è uno dei generi più difficili e tu lo governi con grande maestria.

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Messaggio da fufluns » lunedì 12 febbraio 2018, 19:16

Holden ha scritto:
venerdì 9 febbraio 2018, 23:45
credevo di amare solo i pennini EF sono in preda alla sindrome di Stendhal!
Sindrome di Stendhal extra-fine.jpg


La luce sul foglio é prodotta da un riflesso sul mobiletto con vetrina che é di fronte alla mia scrivania. L'ombra lunga, nel centro, é pronta dal fusto della mia Montblanc Solitaire, sostenuta dal suo stiloforo... he he he...

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Messaggio da Miata » lunedì 12 febbraio 2018, 19:33

fufluns ha scritto:
sabato 10 febbraio 2018, 20:12
Lele15120 ha scritto:
sabato 10 febbraio 2018, 8:32
Ogni singola foto (anche negli altri argomenti), mi provoca un senso di calma; ciò è stupendo.
Emanuele, lei mi fa un grandissimo complimento. Questa quiete é esattamente quello che io vorrei trasmettere attraverso le mie fotografie, dal punto di vista della composizione e della luce.

Noi, in italiano, chiamiamo questo tipo di composizione "natura morta". L'espressione mi é sempre sembrata poco felice per entrambi i termini di cui é composta. Spesso una "natura morta" non include elementi naturali, ma artefatti umani. In secondo luogo, nella calma della "natura morta" non vi é nulla di morto.

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Questo forum si rivela sempre una ricca fonte a cui attingere anche in campi differenti da quelli strettamente legati alla scrittura.
Questa cosa lo rende per me un posto di grande piacere, una piccola isola felice.

Non posso che farti i miei complimenti per il tuo incredibile lavoro, fufluns. Mi permetto di chiederti, per curiosità personale da amante e praticamente della fotografia analogica, che pellicola usi/usavi per i tuoi lavori.
Florinda


"Non abbiate nelle vostre case nulla che non sapete essere utile o che non ritenete essere bello" William Morris

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Messaggio da Lamy » lunedì 12 febbraio 2018, 19:40

Mi devo complimentare con fufluns per il suo bellissimo contributo calligrafico nonché fotografico! Davvero delizioso per la vista! :o
Inoltre fufluns mi sembra una persona molto interessante per via del suo modo di scrivere. Pare inoltre una persona decisamente colta, si fanno lieti incontri su questo forum.

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Messaggio da Holden » martedì 13 febbraio 2018, 22:38

Egr. Fufluns, se con le Montegrappa stupisce, con la Omas vince a mani basse... :D

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Messaggio da fufluns » mercoledì 14 febbraio 2018, 17:14

Stessa ora, le sei e mezza del mattino, stessa luce sulla mia scrivania. Ieri sera ho scritto questo, con la Montblanc Dumas (e un piccolo contributo della Hemingway).
La Dumas é una penna straordinaria, robusta e corta e completamente sopra le righe con le sue sottili righe dorate, finemente lavorate! Ha un pennino che inizó la sua vita come medio e fui trasformato in un italico crespo da Michael Masuyama.
L'ho usata con l'inchiostro grigio permanente di Montblanc (Meisterstück 90 years) che mia figlia Margherita mi ha regalato per Natale due anni fa. Siccome é un regalo a me carissimo, lo centellino... E' un grigio scuro, neutro, con belle sfumature quando lo si usi con un pennino sufficientemente largo. La punta tronca del pennino della Dumas ha circa 0.8 mm di larghezza.
Questo inchiostro é ora l'inchiostro "elettivo" per la Dumas. Ho cercato a lungo una tinta adatta a questa penna, e infine mia moglie mi ha suggerito il grigio. E' perfetto.

There is no way.jpg

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Messaggio da musicamusica » mercoledì 14 febbraio 2018, 22:13

Ciao,
grazie per aver condiviso. Complimenti per la calligrafia per le penne e per la tecnica / corredo fotografico !
Che tipo di carta hai utilizzato ?
grazie ciao - stefano

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