WATERMAN COMMANDO MUSIC NIB – 1942

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WATERMAN COMMANDO MUSIC NIB – 1942

Messaggio da Musicus » domenica 16 luglio 2017, 23:43

Oggi recensione balneare “doppia” (o tripla?), si salvi chi può… 8-)
Ho avuto persino bisogno dell’indice:
CAPITOLO 1 – Here comes the Commando!
CAPITOLO 2 – La penna: Waterman’s Ideal Commando 1942
CAPITOLO 3 – Breve storia del Music Nib della Waterman
CAPITOLO 4 – Music Nib Waterman del 1942




CAPITOLO 1
“Here comes the Commando!”
1. 1942-05-09. Waterman-Commando.jpg
Un episodio misconosciuto della II Guerra Mondiale: il Raid su Dieppe del 19 Agosto 1942, uno sbarco alleato sulle coste francesi che ebbe esito catastrofico…
Inquadrati nel contingente alleato sotto il comando inglese, con canadesi e francesi in gran numero, parteciparono al raid anche poche decine di soldati americani del corpo dei Rangers, i neonati commandos statunitensi…
2. Here comes the Commando!.jpg
A loro disposizione, la nuova arma segreta: la Waterman “Commando” da sbarco!
La battaglia impazza nel fumo acre delle esplosioni: la sconfitta è ormai inevitabile, gli Alleati stanno per essere ricacciati in mare e la “W’s Ideal Commando” viene catturata sulle dune da una plotone di agguerritissimi tedeschi (tifosi forse della Pelikan?! :mrgreen: ), per essere trasportata a Berlino…
3. Dieppe.jpg
L’arma deve essere recuperata ad ogni costo!!!
E’ una missione che può affrontare solo Capitan America [nato nel 1941, editorialmente parlando, s’intende. NdR ;) ]...alla testa di un vero commando di Commandos!!
4. Captain America #19 (October 1942).jpg
Da Dieppe si deve fuggire a gambe levate, ma il formidabile prototipo è recuperato, il segreto militare è salvo, la Guerra può ancora essere vinta!!
Prima dello sbarco in Normandia, però, passeranno ancora due lunghi anni: è ora il fronte giapponese che deve ricevere rinforzi straordinari…
5. Captain America #13 (April 1942).jpg
Solo un’arma può opporsi con successo alla furia nipponica e degli aggressori dell’Asse e ribaltare finalmente le sorti della Guerra: la Waterman Commando [l’abbiamo già detto?! :mrgreen: ] !!!
6. W. Commando vs Japan 1.jpg
Anche sul fronte del Pacifico, per niente pacifico, baluardo di invincibile coraggio contro i samurai del Tenno,
7. W. Commando vs Japan 2.jpg
la Commando è “pronta ad entrare in azione per non fallire mai”!! [Ah, l’ottimismo sconfinato delle pubblicità!! NdR].
8. W. Commando vs Japan 3.jpg
Vano è lo sforzo del nemico: la difesa regge e la Commando passa efficacemente al contrattacco!!!
Le guerre, lo sa bene il nostro “Cap” [toh, anche il soprannome stilografico! :thumbup: ], si combattono anche con la Propaganda, e così pure a Teatro
E qui, in un gioco di spie in punta di fioretto, entra in scena “l’arma segreta dell’arma segreta”: il Music Nib Waterman…
9. Captain America #11 (February 1942).jpg
La Waterman Commando con Music Nib scriverà&suonerà&ballerà una “Sinfonia di Terrore” per i nemici dell’Asse…
Sssshhht!! Silenzio in sala: s’avanza l’étoile
10. WC. posted.jpg
E qui conviene ch’io mi fermi…


continua....
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Messaggio da Musicus » domenica 16 luglio 2017, 23:54

CAPITOLO 2
La penna: Waterman’s Ideal Commando - 1942


La penna
WATERMAN’S IDEAL COMMANDO misura grande in celluloide color “maroon” tornita da barra piena, parti metalliche a vista dorate, pennino Waterman’s Ideal in oro 14 Carati, caricamento a levetta, produzione U.S.A. anno 1942.
11. WC. The Pen.jpg
Le misure
Chiusa: cm. 12,9 (ca.13)
12. WC. capped 1.jpg
Cappuccio: cm. 5,7
13. WC. open 1.jpg
Fusto: cm. 12 (con pennino esposto di cm.2,2)
14. WC. posted 1.jpg
Con cappuccio calzato: cm. 15,5 (con pennino esposto di cm.2,2)
15. WC. posted 2.jpg
Diametro massimo (agli anellini): mm. 13,8
Diametro fusto all’iscrizione: mm. 12
Diametro medio all'impugnatura: mm. 10,4
16. WC. open 2.jpg
Peso (carica): gr. 17
Fusto: gr. 11
17. WC. open 3.jpg
Marca e Modello (rigorosamente solo per appassionati & pignoli)
Chi volesse conoscere l'interessante storia di questo grande Produttore potrà fare riferimento al nostro formidabile Wiki.
Per il modello si consulti la voce https://www.fountainpen.it/Commando
che contiene anche il link ad un’esauriente disamina di Richard Binder: http://www.richardspens.com/?page=ref/p ... mmando.htm
In questa sede mi limiterò a riportare alcune informazioni che reputo essenziali.
Nel Dicembre 1939 la Waterman lanciò sul mercato la Hundred Year Pen (nome derivante dalla durata della garanzia fornita). La nuova ammiraglia della Casa era rivoluzionaria sotto due aspetti: per il suo design radicalmente modernista e per l’impiego di una resina plastica trasparente (denominata Lucite®, un Plexiglas) come materiale costruttivo principale.
Nel corso del 1941 furono lanciate anche una penna economica (la #352, entry level essenziale, in celluloide variegata con un anellino, venduta a $3.50), ed una linea intermedia ispirata anch’essa al design dell’ammiraglia, denominata #515, che veniva venduta al prezzo di $5 (come si vede in questa Ad dell’agosto 1941 scaricata dalla rete),
18. Saturday Evening Post -1941-08-23.jpg
quando la Hundred Year veniva proposta a $8.75.
La nuova 515 era anch’essa in lucite (quindi trasparente), in quattro colori di tendenza (jet black, army amber, maroon, blue navy) e poteva essere ordinata nella misura da uomo o nella misura più piccola da donna (515V).
Dopo pochi mesi dall’entrata in guerra degli U.S.A. (7 Dicembre 1941, dopo l’attacco di Pearl Harbor), e sicuramente nel Maggio 1942 (come testimonia la Ad inserita in apertura di recensione, tratta dal Wiki), la stessa identica penna venne opportunamente ribattezzata e marchiata “Commando”, per cavalcare l’onda patriottica che attraversava ribollente l’intera nazione in armi.
A parte l’iscrizione con il nuovo “nome di battaglia” (Commando) sul fusto, la differenza più rilevante tra i due modelli è riscontrabile nella clip, che sembra essere stata priva di iscrizioni nella 515 e riporta invece la scritta WATERMANS in verticale nella Commando. Dell’iscrizione sul pennino è difficile affermare qualcosa di sicuro stando alla pubblicità allegata, ma sarei portato a dire che coincidono.
Come prima di loro le 515, anche le Commando vennero costruite per un brevissimo periodo in Lucite® (Plexiglas), trasparente/traslucida: curiosamente, se ho ben interpretato i testi di riferimento, la Commando fu prodotta in lucite nel 1942 quando già la Hundred Year era ritornata alla celluloide con la dichiarazione di guerra, rinunciando volontariamente ad un materiale (il plexiglas) che sarebbe stato dichiarato strategicamente rilevante solo diverso tempo dopo, nel prosieguo della guerra.
Ma subito pochi mesi dopo il lancio (ancora nel 1942, ho dedotto), e fino alla data della cessazione della produzione negli U.S.A. (1946), anche la Commando fu riconvertita alla celluloide.
Per motivi di marketing (per non perdere i frutti di un’ottima idea commerciale) la celluloide impiegata da quel momento riproduceva i quattro colori già disponibili per la penna in lucite, ma al contrario di quest’ultima era assolutamente non trasparente.
E qui entra in scena la scellerata idea di riprodurre la trasparenza della lucite mediante un terminale/fondello traslucido, in contrasto con un fusto completamente opaco, come si stava facendo da tempo sulla Hundred Year: si interveniva sul fondello perché in una penna a levetta trasparente la parte centrale del fusto è comunque occupata da un sacchetto nero, e buona parte del cappuccio a penna chiusa è occupata dalla sezione e dal pennino… Anche nella penna in lucite il fondello era il punto in assoluto più luminoso.
Come per le sorelle maggiori, quindi, la (forse assoluta) totalità delle penne con terminale in celluloide trasparente ha il fondello ridotto ad un piccolo ammasso cristallizzato, quando non sia del tutto scomparso lasciando il fusto con un moncherino.
Fortunatamente, e questo va sottolineato perché importante, la Commando in celluloide era disponibile in due versioni distinte: “con” oppure “senza” un terminale (fondello) in celluloide trasparente colorata.
Le Commando che “non volevano essere trasparenti”, come quella in presentazione per voi, godono oggi tutte di ottima salute! :thumbup:
Pochi mesi dopo la fine della guerra il modello venne dismesso negli U.S.A., ma in Canada rimase in produzione almeno per tutto il 1947 (senza più il colore ambra militare!) per rifornire anche il mercato inglese. I punzoni del pennino e le iscrizioni sul fusto dovrebbero essere comunque diversi.

Il nome (nuovamente “per tutti”)
Il termine Commando, come potrà verificare chi volesse approfondire gli eventi storici su cui si basava il divertissement iniziale, non apparteneva alla tradizione statunitense: era bensì un retaggio del British Empire che lo aveva mutuato a sua volta dall’Afrikaans durante le guerre boere a partire da un originario termine militaresco portoghese…
Con il significato odierno di “truppe speciali d’assalto per incursioni dietro le linee nemiche”, fu per la prima volta usato da Winston Churchill nel Giugno del 1940, e il termine conobbe un immediato successo grazie alle gesta dei reparti inglesi. Gli Stati Uniti tecnicamente non avevano “commandos”: vi erano i Rangers e i Marine Raiders (anzi le Forze Armate sembra si opponessero alla creazione di reparti così denominati!) e la scelta di Waterman dovette suonare così anche un pochino, come dire?, “esotica”… :shock:
In ogni caso, come abbiamo potuto verificare nei fumetti di Captain America, tutti esattamente del 1942, il termine era ampiamente entrato nel gergo comune.

Il colore
I colori "militareschi" delle Commando in celluloide (con o senza terminale trasparente) erano come abbiamo visto solo quattro in “solid color” come dicono in inglese, ossia in una tinta uniforme, senza sfumature o variegature: Jet (black), Amber, Blue e Maroon, come l’esemplare in presentazione.
Il color “maroon” (“very dark reddish-brown color”, dal francese coleur marron, il colore della castagna, dal ligure-preromano addirittura! :clap: ), in italiano “bordeaux, marrone rossastro”.
Sarà… Per me è il colore di alcune varietà di ciliegie che ho gustato questa estate: scure, succose, dolci e mature al punto giusto come queste (appena uscite dal frigo).
19. WC. maroon with cherries.jpg
Non trovate?!


Continua…
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Messaggio da Musicus » lunedì 17 luglio 2017, 0:00

Il cappuccio
Il cappuccio ha una forma streamlined già pienamente ogivale,
20. WC. cap x3.jpg
ma l’effetto proiettile è depotenziato grandemente dalla troncatura sommitale necessaria per accogliere una clip “autenticamente militare, in quanto capace di trattenere in basso [all’interno del taschino] la penna, rispettando le prescrizioni regolamentari”, come si pregia di rimarcare la pubblicità della Casa.
Il fermaglio è fissato a filo della sommità del cappuccio con un rivetto a vite che penetra all’interno dello stesso.
21. WC. cap top.jpg
La parte superiore della clip ricorda inequivocabilmente le alette direzionali di una freccia (la clip della Parker Vacumatic aveva lasciato il segno, eccome! ;) ), ma nell’interpretazione di Waterman la freccia non termina con una punta bensì con una troncatura netta del fusto: grazie anche alla scritta verticale in stampatello che accompagna le alette per tutta la loro lunghezza, la freccia non è praticamente più leggibile e scompare come per magia…
Il rostro che trattiene il fermaglio al taschino è realizzato da tre elementi curvilinei che richiamano la dolce curvatura della clip e la testina circolare impercettibilmente bombata (pressoché invisibile, come da regolamento, nella vista frontale).
22.WC. cap and clip.jpg
I due fori di aerazione presenti si trovano all’altezza del rostro in posizione simmetrica rispetto alla clip.
In buona sostanza, una riuscitissima stilizzazione post-Déco, che comunica solida efficienza e una spartana quanto moderna eleganza. :clap:
23. WC. capped 3.jpg
Il cappuccio non è del tutto opaco, ma lascia filtrare la luce e rende apprezzabile la calda sfumatura di colore.
24. WC. cap celluloid.jpg
Il fermaglio è ancora perfettamente elastico e sfoggia un’eccellente qualità della doratura, così come i due anellini decorativi posti in prossimità del labbro.
Il cappuccio si avvita al fusto compiendo un giro esatto sulla filettatura: nel richiudere la penna sarà quindi semplice allineare la clip del cappuccio con l'iscrizione presente sul fusto o con la levetta.
E veniamo al consueto “testa-coda”, il confronto ravvicinato tra le estremità: non v’è chi non veda che per la Commando in celluloide senza terminali trasparenti sia la sfera e non l’ogiva il punto di riferimento geometrico.
25. WC. top cap and blind cap.jpg
Il fusto
Seppure in misura da uomo (“For Him”), la penna non presenta un fusto né particolarmente lungo né esageratamente largo: lo strumento è ben disegnato e rifinito, così levigato da risultare piacevolissimo al tatto (nonostante la soluzione della continuità della linea rappresentata dalla filettatura per il cappuccio, che anzi può concedere un grip addizionale oltre che un punto di riferimento per le misure) e può essere impugnato senza fatica da qualsiasi mano.
Ma è solo con cappuccio calzato che il controllo della penna è davvero ideale, e la stilografica pare “aiutare” attivamente il ritmo della scrittura grazie ad una distribuzione dei pesi eccezionalmente ergonomica.
Anzi, mi spingerei a minacciare due giorni di consegna senza stilo per chi non calzi il cappuccio d’ordinanza in azione!! :mrgreen:
Il fusto, oltre al sistema di caricamento di cui parleremo più avanti, ospita anche la gagliarda iscrizione principale del Produttore
26. WC. inscription 2.jpg
che così recita:
Waterman’s
REG.U.S. IDEAL PAT.OFF.
Commando
MADE IN U.S.A.

La scelta del carattere per il nome del modello (se non ho fatto male i conti, il terzo in assoluto dopo la Patrician del 1929 e la Hundred Year del 1939 ad avere un “nome” invece di un numero in Casa Waterman!) ricorda molto da vicino le atmosfere “fumettistiche” degli anni Quaranta.

Il sistema di caricamento
Caricamento a levetta laterale, nella classica soluzione del brevetto Waterman in cui il meccanismo viene contenuto all’interno di un’intelaiatura metallica fissata al fusto per mezzo di linguette.
La forma della parte terminale della levetta dà al meccanismo il nome di “spade lever” (leva “a vanga” o “a badile”, che ricorda anche la dotazione del vero Commando sul campo! :mrgreen: ).
27. WC. lever filler 1.jpg
Si notino le due posizioni della levetta abbassata. E’ questo un eccellente sistema per scongiurare azionamenti accidentali:
-levetta abbassata
-levetta fissata con uno “scatto di sicurezza”.
28. WC. lever filler 2.jpg
Il caricamento con boccetta Waterman d’ordinanza prevede di adagiare il calamaio su una delle faccette laterali per pescare l’inchiostro residuo dal fondo…
29. WC. lever filler 3.jpg


Continua….
Ultima modifica di Musicus il lunedì 17 luglio 2017, 0:54, modificato 5 volte in totale.

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Messaggio da Musicus » lunedì 17 luglio 2017, 0:07

Il gruppo scrittura
Del pennino musicale montato sull’esemplare di Commando in presentazione daremo ampiamente conto in seguito: in questa sede mi occuperò dell’alimentatore, il tanto celebrato (dalla pubblicità dell’epoca) “nuovo” feed in ebanite denominato “Inkquaduct” (che curiosamente riprende il nome del canalino che il primo brevetto denominava “Ink-duct”, aggiungendo nel mezzo l’allusione a “quad”, medesima radice di “quadruplo”, e quindi il doppio del doppio, Duofold o Duplex che fosse...), definito anche “dual control feed”: e in effetti il taglio longitudinale sembra dividere l’alimentatore (un classicissimo modello “spoon-feed”) in due parti ben distinte.
30.Inkquaduct feed.jpg
Ecco, appunto, sembrerebbe, perché Simone :thumbup: riporta nel Wiki che la bipartizione dell’Inkquaduct sarebbe un’innovazione prevalentemente (se non esclusivamente) estetica. Personalmente non l’ho smontato, in primis perché funziona benissimo, in secundis perché, stando a quanto dichiarato da un qualificato commentatore, vi sarebbe un possibile rischio nella manipolazione del gruppo pennino/alimentatore (inserito a frizione) per la fragilità dimostrata dalla celluloide nera impiegata per la sezione di alcune partite di Commando.
Un dato di fatto incontrovertibile sull’esemplare oggetto della recensione è, comunque, che l’alimentatore regge perfettamente le gravose incombenze di rifornimento a cui viene sottoposto dai tre rebbi assetati di inchiostro di un music nib: mai una falsa partenza, mai un salto di tratto, mai una scrittura a binario (o trinario?), sempre ripartenze immediate, anche con la penna lasciata aperta per svariati minuti…
Sistema di alimentazione eccellente, per non dire eccezionale! :clap:

E con la penna abbiamo finito: sotto con il pennino!!!


CAPITOLO 3
Breve storia del Music Nib della Waterman

Prima delle osservazioni e delle prove sul pennino in presentazione, metterei il lettore a conoscenza della evoluzione dei pennini musicali di Casa Waterman, così come ho tentato di ricostruirla sui cataloghi del grande Produttore americano che ho potuto consultare: non vorrei mai che un appassionato di stilografiche non fosse in grado (proprio come chi me l’ha venduto :mrgreen: ) di riconoscere le varianti storiche di un pennino tanto prezioso, quando avesse la fortuna di trovarselo davanti!!
La prima importante informazione che vorrei condividere con voi (ed è la ragione principale di questo mio excursus) è che su un music nib della Waterman non c’è mai stato scritto che si tratta di un music nib :mrgreen: !!
Il pennino da Musica compare nel Catalogo americano del 1908 (in quelli precedenti da me consultati – 1885, 1890, 1892, 1902 - non ne ho trovato traccia): reca la classica iscrizione
WATERMAN’S
IDEAL
NEW YORK
ha tre rebbi e (sembra avere) un solo foro centrale
31. Waterman Pen Catalog 1908.jpg
Nel catalogo del 1914 abbiamo la conferma che c’era un solo foro centrale: mi raccomando, dunque, se trovate un pennino Waterman con tre rebbi/due tagli ma un foro solo, è un music nib Waterman antico!!!
32. Waterman Pen Catalog 1914.jpg
Nel Catalogo del 1918 si legge che erano disponibili le misure dalla 2 alla 6 (e la cosa mi incuriosisce non poco!).
Il pennino musicale era il più caro degli otto pennini “speciali” (insieme al pennino tiralinee) e veniva venduto con il notevolissimo sovrapprezzo di un dollaro ($1), quando il modello base dell’eyedropper #12 e della #52 a levetta costavano $2.50, e la safety #42 costava $3.00…
Caratteristica importante, poteva essere montato su qualsiasi modello a richiesta.
Nel Catalogo del 1919 sembra essere sparito il foro di aerazione!!
33. Waterman Pen Catalog 1919.jpg
Nel Catalogo del 1925 compare la scritta
WATERMAN’S
IDEAL
REG. U.S.
PAT. OFF.
(Registered with the United States Patent Office, ossia ®) introdotta all’incirca nel 1924, e il pennino musicale (sempre senza foro!) viene reso disponibile nella sola misura #4.
34. Waterman Pen Catalog 1925.jpg
Nel Catalogo del 1933 torna il foro di aerazione (seppure minuscolo).
35. Waterman Pen Catalog 1933.jpg
Questa immagine è interessante, specialmente per i musicisti, in quanto permette di vedere un esempio di scrittura da cui possiamo provare a dedurre la modalità di impiego del music nib privilegiata dal Costruttore (cosa che analizzeremo in dettaglio più avanti).

Ricordo nuovamente che il pennino musicale poteva essere montato su tutti i modelli disponibili all’epoca, con la sola ovvia limitazione delle misure.

Un decennio dopo, 1942, niente cataloghi utili (a mia disposizione) ma un vero pennino musicale montato su una Commando!
Secondo le pubblicità, praticamente fino al 1939 l’iscrizione sul pennino (musicale e non) era Reg.U.S.Pat.Off..
La nuova iscrizione
WATERMAN’S (su un arco)
IDEAL
14 KT
fu introdotta dopo il 1939, forse già per la 511, probabilmente per la 515 del 1941 (il prototipo della Commando), ma nella Ad relativa alla 515 già riprodotta nella recensione si vede poco (a me sembra, comunque, di sì) ma, soprattutto, non se ne parla.
Con sicurezza la nuova scritta è presente sulla Commando nel Maggio 1942, come si può verificare dal particolare della Ad di Simone Piccardi archiviata sul nostro Wiki e riprodotta per intero in apertura di argomento.
36. 1942-05-09. Waterman-Commando - nib detail.jpg
Il pennino con la nuova iscrizione fu battezzato “Pres-U-Matic Point” e lo si dichiarava “rifinito a mano per un’assoluta scorrevolezza a livello microscopico, in modo che non gratti mai”.
Se non vi è inciso niente altro di visibile, ciò basterebbe a qualificare il pennino come “Made in U.S.A.”, a differenza delle successive Commando made in Canada e delle 515 (numerazione però post-Commando) prodotte in Canada o Made in England dopo il 1946, data della cessazione della produzione americana del modello: si trovano diversi esempi di music nib (coevi alla Commando, ma credo soprattutto successivi) con la scritta
WATERMAN’S (su un arco)
IDEAL
14 KT
CANADA (su un arco)

E questo è tutto quello che ho trovato sui music nib Waterman: se ve ne lasciate sfuggire uno adesso, è solo colpa vostra… :mrgreen:


Continua….
Ultima modifica di Musicus il lunedì 17 luglio 2017, 1:05, modificato 5 volte in totale.

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Messaggio da Musicus » lunedì 17 luglio 2017, 0:12

CAPITOLO 4
Music Nib Waterman del 1942

E veniamo (“Finalmente!” esclameranno i più impazienti, ma credo anche tutti gli altri… :lol: ) al pezzo forte del Conc…ehm, della Recensione: il pennino musicale!
37.  WC. music nib front and back.jpg
Per le considerazioni generali sull’architettura di un pennino da musica, si consultino il nostro WIKI http://www.fountainpen.it/Music_nib
ed anche l’articolo di Richard Binder ivi citato sull’argomento http://www.richardspens.com/?page=ref/ttp/music.htm
Il pennino è in oro 14 kt (585 millesimi), ed ha una larghezza massima approssimativa di mm.6. e reca inciso
WATERMAN’S (su un arco)
IDEAL
14 KT
Nella parte non visibile, perché inserita all'interno della sezione, l'iscrizione potrebbe forse proseguire con il numero
4[?]
e con il luogo di produzione:
MADE IN
U.S.A.
come avviene su alcuni esemplari di Pres-U-Matic Point non musicali disponibili per la consultazione in rete.
Il pennino ha tre rebbi e due tagli, come ci si aspetterebbe; ma subito emerge un dettaglio curioso: i minuscoli due fori ricavati alla base dei tagli di questo music nib sono palesemente asimmetrici.
38.  WC. music nib holes.jpg
Quasi certamente ciò è frutto di una produzione dello strumento non meccanizzata (la pubblicità la definiva hand-ground), in cui la mano dell’uomo aveva ancora una fondamentale rilevanza. In ogni caso, la rifinitura manuale era senza dubbio giustificata dalla “delicatezza” dell’architettura del pennino in sé, e l’artigianalità della produzione ricompensata dall’ampio sovrapprezzo di vendita per un’incidenza percentuale dei pennini musicali sul totale dei pennini venduti sicuramente molto bassa…
Anche una lieve asimmetria delle punte in posizione di riposo
39. WC. music nib point.jpg
non pare influire negativamente sulla fluidità di scrittura né sulla più ampia escursione del tratto da Fa BB, che sono garantite non appena le punte vengono a contatto con la carta.
Procediamo quindi con alcune prove di scrittura musicale, che sono state effettuate con inchiostro Waterman Bleu Mystère, il vero erede del mitico Blue-Black (anche se quello era “permanente”), cavallo di battaglia della Casa quando ancora era americana…
40. WC. music nibmusic nib.jpg
Secondo le informazioni desunte dal già citato articolo di Richard Binder, la corretta impugnatura del Music Nib sarebbe quella quasi ortogonale al piano della carta (con la penna tenuta assolutamente in verticale, in altre parole) e con il pennino ruotato di 90°.
41. writing music sample.jpg
Questa è certamente una delle posizioni possibili: tuttavia, la somma di due eccezioni così significative rispetto alla norma dell’impugnatura di una stilografica risulterebbe per un utente inesperto a dir poco traumatizzante… :crazy:
Teniamo conto che la penna è in grado di scrivere perfettamente (e ci mancherebbe altro, ma questa è la sua eccezionalità!) anche con inclinazioni rispetto al piano molto meno estreme della verticale, e con il pennino ruotato come meglio si crede…
Ecco un esempio di scrittura con inclinazione della penna che definirei “normale” ma con tre posizioni di rotazione del pennino, così come indicato dalle frecce che segnano la direzione in cui punta l’iridio:
42. WC. writing sample different angles.jpg
Per rendermi conto della “tradizione della Casa”, tuttavia, ho voluto riprodurre su tre carte differenti il frammento di swing presentato come specimen delle possibilità del Music Nib nel citato Catalogo Waterman del 1933: le note “nere” sono vergate, è questa la mia opinione, con una leggera pressione (una sorta di piccolo accento) del pennino flessibile e NON appaiono “colorate” o “riempite”, come pure si potrebbe fare…
Se la mia analisi è corretta, direi che l’esempio riportato nel Catalogo è stato eseguito da un mancino.
43. Music Nib music samples.jpg
Personalmente, per scrivere musica ho trovato comodo impostarmi a un poco meno della verticale e un poco meno di 90 gradi a sinistra.
44. WC. music sample original composition.jpg
In definitiva, la forza di questo pennino è che è in grado di esprimersi splendidamente in molteplici posizioni e questo regala una gamma di risorse che copre tranquillamente le pur complesse e variegate esigenze della scrittura musicale: il tutto, però, richiede disponibilità a sperimentare ed impegno (come quasi sempre, “practice makes perfect”!).
L’escursione del tratto (falsata nell’immagine seguente dal lieve spiumaggio della carta millimetrata Favini) può andare da mm.0,25/0,30 a più di mm.2 senza sforzo.
45. WC. writing sample on graph paper.jpg
Il massimo della flessibilità si ottiene, ovviamente, adottando un’inclinazione ben lontana dalla verticale.
Queste molteplici straordinarie possibilità discendono dalla estrema levigatezza in ogni direzione delle punte (che possono così correre sul foglio senza attrito, come recitava la pubblicità, praticamente in qualsiasi posizione) combinata con l’elasticità/flessibilità notevolissima dei tre-rebbi, tipica della migliore produzione Waterman vintage.
Di seguito allego un esempio di scrittura “normale”, vergata senza particolari accorgimenti di posizione.
46. WC. writing sample.jpg


Continua
Ultima modifica di Musicus il lunedì 17 luglio 2017, 0:20, modificato 1 volta in totale.

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Messaggio da Musicus » lunedì 17 luglio 2017, 0:18

Bonus track: carta da musica
Nella scelta della carta da musica entrano in gioco, per me almeno, le seguenti variabili:
- l’altezza del pentagramma (con la possibilità di vergare segni più o meno ampi);
- il numero dei pentagrammi per pagina e la loro disposizione (ad es. in verticale per pianoforte o in orizzontale per organo);
- la qualità della risposta alla scrittura con diversi strumenti (matita, stilografica);
- il colore della carta (avoriata o bianca nelle varie gradazioni);
- il numero delle pagine dell’album e la possibilità di staccarle e poterle inserire in un (altro) raccoglitore.

Trovandoci su FountainPen.it, considererò brevemente solo le problematiche più comuni che deve affrontare un utilizzatore di stilografiche: l’altezza del pentagramma, il colore della carta (che potrebbe interferire con quello dell’inchiostro prescelto), il comportamento della carta: e quindi eventuali spiumaggio (dilatazione del tratto deposto dal pennino), see-through (visibilità dei segni tracciati anche sulla facciata retrostante) e sanguinamento o bleed-through (passaggio di inchiostro attraverso la carta).
Nella foto che qui ripropongo ho messo a confronto le tre misure del pentagramma che preferisco: mm.7 – 7,5 e 8.
47. Music Nib music  paper samples - Copia.jpg
La carta “avoriata” PIZZICATO con pentagrammi per organo (lunghi) è la migliore per la quasi assoluta assenza di trapassamento (non solo bleed- ma anche see-through), per la precisione ed il comfort di scrittura che garantisce. Eccellente anche il comportamento della carta “bianca” SCA 921 (che ho acquistato rimarchiata dal negozio Musik Hug di Basilea). Un gradino sotto le altre due, ma comunque ottima come carta “da ogni giorno”, la carta “avoriata” Henle, glorioso marchio di edizioni musicali Urtext, caro a tutti i musicisti classici…
Il peggior comportamento (trapassamento occasionale) l’ho riscontrato con la carta “bianca” marca Brunnen (blocco “Student” con 50 fogli f/r preforato 12 pentagrammi da mm.9), che è l’unica che dichiara la grammatura (90 g/m2), ed è venduta (in Germania) ad un costo irrisorio (€2,49); comportamento inaccettabile con stilografica (trapassamento serio) ho riscontrato solo con il blocco “Notenpapier” EM (Edition Metropol Musikverlag Gmbh – EMB 004): entrambi sono quindi ottimi con la matita, ma in questa sede non ho creduto fosse il caso di documentarli.
Il problema è solo che la Commando con alimentatore Inkquaduct e Music Nib è in grado di scaricare ettolitri di inchiostro, se ci si fa prendere la mano, e c’è da essere indulgenti con la povera carta… :angel:

Conclusione
Da quando l’ho scovata in Maggio nella splendida cornice palladiana del mercatino di Piazzola sul Brenta, in un dedalo di quasi 1.000 (mille!) banchetti da esplorare, la mia Commando music nib è sempre con me “pronta ad entrare in azione”!! :thumbup:
48. WC. boxed.jpg
Era destino che proprio io la incontrassi… :P

Grazie per l'attenzione!!! :thumbup:

Giorgio

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Messaggio da efreddi » lunedì 17 luglio 2017, 7:19

Grande Giorgio! E' un piacere iniziare la giornata con una delle tue belle recensioni.
Il penino musicale e' da invidia...



Elia
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Messaggio da maxpop 55 » lunedì 17 luglio 2017, 11:19

Ciao Giorgio, come sempre un ottima recensione, un pennino fantastico, ecceziunale veramente , ho sempre desiderato trovare una penna con quel pennino, purtroppo non è mai capitato. :cry:
La penna non è tra le mie favorite, non so perchè ma non riesce proprio a piacermi, questione di gusti.
Il valore di una stilografica non dipende dal costo, ma dal valore che noi le diamo.

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Messaggio da DerAlte » lunedì 17 luglio 2017, 15:47

Caro Giorgio, complimenti per l'ennesima chicca di recensione, ho letto per ora solo la prima parte.
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Messaggio da Sergjei » lunedì 17 luglio 2017, 16:44

Complimenti come sempre Giorgio, sia per la penna sia per le tue stupende recensioni che consentono di passare serenamente un po' di tempo a godersi la lettura :clap: :clap:
Sergio

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Messaggio da kircher » lunedì 17 luglio 2017, 17:55

Godibilissima recensione e bellissimo pennino. E io che ho sempre snobbato queste Waterman's anni Quaranta!

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Messaggio da marilua » lunedì 17 luglio 2017, 20:37

Una recensione che diventa un racconto storico, meraviglioso!
Leggerti è sempre un'emozione. :thumbup:
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Messaggio da herdepi » lunedì 17 luglio 2017, 21:30

Bravo Giorgio, bella recensione ed ottima la presentazione di questo particolare, inusuale e poco conosciuto pennino Waterman.
Paolo

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Messaggio da piccardi » lunedì 17 luglio 2017, 22:40

Un ritrovamento eccezionale, ed una presentazione/storia/recensione/trattato storico-tecnico-pratico altrettanto... Le parole le ho finite da tempo, adesso si può solo restare a bocca aperta.

Simone
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Messaggio da Musicus » martedì 18 luglio 2017, 8:34

efreddi ha scritto:Grande Giorgio! E' un piacere iniziare la giornata con una delle tue belle recensioni.
Il penino musicale e' da invidia...
Grazie, Elia!!
maxpop 55 ha scritto:Ciao Giorgio, come sempre un ottima recensione, un pennino fantastico, ecceziunale veramente , ho sempre desiderato trovare una penna con quel pennino, purtroppo non è mai capitato...
Grazie Massimo!!
DerAlte ha scritto:Caro Giorgio, complimenti per l'ennesima chicca di recensione, ho letto per ora solo la prima parte.
Caro Nicolò, c'è tempo tutta l'estate!! :lol:
Sergjei ha scritto:Complimenti come sempre Giorgio, sia per la penna sia per le tue stupende recensioni che consentono di passare serenamente un po' di tempo a godersi la lettura :clap: :clap:
Grazie Sergio, anche per i complimenti estesi!! :thumbup:

:wave:

Giorgio

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