Breve resoconto del Pen Show di Roma

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piccardi
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Breve resoconto del Pen Show di Roma

Messaggio da piccardi » mercoledì 16 settembre 2009, 1:10

Grazie alle foto di Tom potete già farvi un'idea del luogo, una chiesa antica che costituiva un ambiente affascinante il cui unico neo, per i soliti criticoni impossibili da soddisfare, era di essere un po' buia (cosa che a me non pareva affatto, certo, con il pomeriggio e le nuvole tanta luce non c'era...) In realtà il luogo era molto adatto ad una esposizione di penne, ed anche se la partecipazione non è stata enorme, complice il breve preavviso e la vicinanza alle vacanze, era comunque molto qualificata.

Un pen show è sempre un'occasione per incontrare altri collezionisti e scambiarsi informazioni e suggerimenti, personalmente ho apprezzato moltissimo la chiacchierata con Roberto Posar a proposito di apparecchiature per le riparazioni, con i suggerimenti forniti direttamente da Max Horst, vera autorità del campo. E poi non ho perso l'occasione per tediare un'altro esperto di primo piano, Tom, osservandolo all'opera e cercando di carpirne i segreti (con risultati assai scarsi, dato che la manualità è un dono di natura e l'esperienza non ci si fa guardando...).

Riguardo alle penne devo dire che di interessanti per me ce ne erano parecchie come in ogni pen show, anche se stavolta non ho visto modelli rari o particolarmente significativi, con due eccezioni: una Tibaldi rientrante di inizio secolo di grandi dimensioni, penna sicuramente importante (oltre che estremamente costosa), ma per me di relativo interesse (non amo molto le rientranti), ed una Goldfink Wonderfuller, ad occhio snobbata totalmente dai presenti, tranne che dal sottoscritto che, non avendo capito come funzionasse il sistema di caricamento (variazione di quello a pulsante) è rimasto colpito dall'ingegnosità del sistema che con la rotazione del fondello consente di esercitare la pressione sulla barra interna.

Per il resto continua a restarmi l'impressione che la maggioranza degli espositori e dei collezionisti di lungo corso fossero concentrati sulla ricerca e la vendita di penne rare e pezzi unici, cosa comprensibile dato che con una sola vendita si possono fare degli ottimi incassi. Questo però fa si che si trascurino, anche nella cura e nella presentazione, le penne minori, di valore più basso, che però possono avere un grande valore sul piano storico ed essere usate anche come penne di tutti i giorni, e soprattutto possono essere proposte anche a chi non è stato ancora colpito dal morbo...

Inoltre questo spingersi sui livelli più alti tende a far crescere oltremisura i costi delle penne, specie se uno li confronta con quelli di Ebay, e se è vero che su Ebay ci sono molti più rischi e le penne garantite funzionanti costano comunque più care, trovo esagerato che si chiedano 100 euro per una 51. Non credo che un collezionista che si avvicini al mondo della stilografica possa iniziare con una Mandarin Yellow o con una rientrante Montblanc (tanto per citare due esempi di penne costose e poco usabili). Io almeno ho cominciato con una Vacumatic ed una 400 assolutamente ordinarie, e poi con il tempo sono arrivato anche a comprare qualche penna più "importante", ma se da parte degli espositori si dedica attenzione soltanto ai pezzi rari, questo percorso di ingresso viene a mancare, e alla fine ne soffriranno anche loro.

Simone
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