Inglesismi orrendi

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grafomane
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Messaggio da grafomane » martedì 8 agosto 2017, 14:10

varyar ha scritto: Però sono fondamentalmente d'accordo con Simone: est modus in rebus ;) e l'abuso, o peggio, l'adattamento pedestre di vocaboli stranieri denota spessissimo sciatteria, ignoranza o scarsa profondità di pensiero. Se "postare" lo trovo tutto sommato accettabile, "briffare" merita il fuoco eterno.
"est modus in rebus"... sono d'accordo: c'è sempre un modo per risolvere i rebus... :lol: :lol: C'è però solo un piccolo problema: resta da capire chi sia tanto bravo da poter giudicare quali espressioni siano accettabili e quali meritino il rogo. A qualcuno "splittare" magari farà venire l'orticaria, mentre qualcun altro potrebbe trovarlo simpatico. Chi ha ragione? A me "splittare" non piace e non lo uso, ma mica lo mando al rogo, in fondo la banana split non è poi male (come la preparo io però...).
Sarò noioso ma mi ripeto: forse meglio non giudicare e limitarsi a fornire esempi di buona lingua. E poi sarà quel che sarà, e la nostra parte l'avremo fatta.
... ἐν ᾧ μέτρῳ μετρεῖτε μετρηθήσεται ὑμῖν ...

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Messaggio da Heine » domenica 26 novembre 2017, 19:20

Il problema, se così si può chiamare, è che la maggior parte di questi termini sono nati insieme alle piattaforme web come forum et similia. Soprattutto chi su queste piattaforme ci è cresciuto, frequentandone magari tantissime in altre lingue, ha in sé radicati questi termini, utilizzandoli quotidianamente nella loro forma "originale". Paradossalmente risulta quindi più naturale italianizzare termini utilizzati quotidianamente in inglese che non tradurli direttamente nella nostra lingua. Ancor più particolare è il caso di verbi come "scannerizzare" e "taggare", dato che lo "scansionatore" e l'"etichetta", se ci pensate, non esistono nemmeno sul dizionario se intendiamo un hardware che digitalizza documenti e dei metadati. Sono termini che nascono per assecondare nuove azioni e nuovi standard in campo informatico, tradurli ha anche poco senso proprio perché estremamente riconoscibili così come sono.
Mi schiero comunque a favore dell'utilizzo preferenziale dell'italiano ove possibile, soprattutto per evitare gratuiti esercizi di stile della lingua anglosassone, spesso inutili e addirittura fastidiosi, ma demonizzare a priori l'utilizzo di alcuni termini che hanno una loro estrema riconoscibilità ed intuitività intrinseca mi sembra altrettanto sbagliato. Mi sa quasi di "gli immigrati ci rubano il lavoro, per questo siamo disoccupati noi italiani", concedetemi il paragone :)

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Messaggio da jebstuart » domenica 26 novembre 2017, 21:11

grafomane ha scritto:
martedì 8 agosto 2017, 14:10
... ἐν ᾧ μέτρῳ μετρεῖτε μετρηθήσεται ὑμῖν ...
Chissà però come l'avrebbe detta Nostro Signore se fossero già esistiti i forum ... :mrgreen:

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Messaggio da Phormula » domenica 26 novembre 2017, 21:13

Il termine italiano "tanica" è un inglesismo italianizzatosi decenni fa.
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Messaggio da grafomane » domenica 26 novembre 2017, 23:09

jebstuart ha scritto:
domenica 26 novembre 2017, 21:11
grafomane ha scritto:
martedì 8 agosto 2017, 14:10
... ἐν ᾧ μέτρῳ μετρεῖτε μετρηθήσεται ὑμῖν ...
Chissà però come l'avrebbe detta Nostro Signore se fossero già esistiti i forum ... :mrgreen:
C'è una cosa parecchio interessante nelle influenze reciproche tra le varie lingue, e cioè che le contaminazioni non accadono sempre e non sempre nello stesso modo: i greci per esempio non si sono mai latinizzati, eppure il latino era la lingua dei padroni del mondo, che conquistarono tutto il mediterraneo e pure la Grecia, tanto quanto l'inglese è la lingua dei padroni del mondo oggi (o perlomeno del mondo occidentale). Perché allora noi cediamo agli anglicismi mentre i greci invece insegnarono la loro lingua agli aristocratici di Roma? Immagino che sia perchè loro, ancorché militarmente inferiori, erano invece culturalmente più forti, e di un bel po'.
Ma allora il fatto che noi cediamo alla lingua inglese (e alla cultura che essa rappresenta) non verrà mica a significare che culturalmente siamo diventati delle pippe?

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Messaggio da zoniale » domenica 26 novembre 2017, 23:23

grafomane ha scritto:
domenica 26 novembre 2017, 23:09
... non verrà mica a significare che culturalmente siamo diventati delle pippe?
Indeed!
A furia di immobilismo conservazionista e di veti a qualunque novità, siamo diventati Pompeiani a Pompei (più che pippe).
Michele

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Messaggio da jebstuart » domenica 26 novembre 2017, 23:49

grafomane ha scritto:
domenica 26 novembre 2017, 23:09
... non verrà mica a significare che culturalmente siamo diventati delle pippe?
Beh, credo che la cultura media della nostra gente si sia striminzita al di là di ogni ragionevole dubbio.
Nella scorsa sessione estiva una studentessa di un corso triennale per le Professioni sanitarie (quindi con alle spalle 15-16 anni di studio), alla mia domanda di indicare un Paese extracomunitario mi ha risposto con sicurezza: "La Danimarca!", dimostrando di non aver capito niente di quel che succedeva in classe sin dall'epoca delle elementari. E nessuno (e dico nessuno) dei miei 12 Specializzandi (laureati in Medicina e con due o tre anni di formazione post laurea) lo scorso 8 settembre aveva la minima idea di che anniversario fosse.
Tanto per citare due domande cretine, di quelle che un tempo si facevano alla scuola media durante gli esami di riparazione settembrini per non bocciare.

Il perché questo succeda, però, non è in fondo così chiaro. La globalizzazione, Internet, i social, gli sms, i baretti, i cicchetti e quant'altro c'entrano sicuramente qualcosa, ma io tendo a credere che le basi di questo fenomeno le abbiamo gettate noi, quando negli anni Sessanta-Settanta, terrorizzati da un nostro recentissimo passato, abbiamo cominciato a sostenere che il corpus della nostra cultura e delle nostre tradizioni andava rottamato e che una risata avrebbe seppellito la cultura borghese.

Oggi la cultura borghese - lungi dal lasciarsi seppellire - ha subito una traslazione elitaria ed è ormai appannaggio di pochissimi, mentre alla gente comune è rimasta solo una risata. Ebete ed amara.

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Messaggio da jebstuart » domenica 26 novembre 2017, 23:57

zoniale ha scritto:
domenica 26 novembre 2017, 23:23
A furia di immobilismo conservazionista e di veti a qualunque novità ...
Più sopra proponevo una lettura diversa, e cioè che più del conservazionismo la colpa possa essere di un progressismo sterile e fine a se stesso.

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Messaggio da Phormula » lunedì 27 novembre 2017, 8:44

I greci antichi non sono mai stati uno stato, infatti si sono menati tra di loro per secoli, prima di essere conquistati.
Però si sono sempre sentiti un popolo, accomunato dalla lingua, che quindi hanno difeso strenuamente.

Per capire come mai questo sia successo, consiglio la lettura di "La lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco", di Andrea Marcolongo.
Si può leggere anche se non si conosce il greco, ma se poi uno va in vacanza in Grecia dopo avere letto il libro, ti cambia la prospettiva.
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Messaggio da grafomane » lunedì 27 novembre 2017, 18:36

jebstuart ha scritto:
domenica 26 novembre 2017, 23:49
(...) io tendo a credere che le basi di questo fenomeno le abbiamo gettate noi, quando negli anni Sessanta-Settanta, terrorizzati da un nostro recentissimo passato, abbiamo cominciato a sostenere che il corpus della nostra cultura e delle nostre tradizioni andava rottamato e che una risata avrebbe seppellito la cultura borghese. (...)
Io invece penso che il nostro "furore rottamatorio" abbia fallito perché non siamo andati fino in fondo. Mi spiego meglio: ogni generazione si ribella a quella precedente e, non tollerandone più alcune caratteristiche culturali, tenta nuove strade. Rompe i recinti nei quali si è sentita costretta e prova a fare qualcosa di nuovo. Però poi, una volta emancipatasi, scopre di non poter buttar via tutto quello che le generazioni precedenti hanno sviluppato, e "torna indietro" per riappropriarsi delle cose che considera ancora valide, e sono in genere parecchie, e le riutilizza in nuove modalità. Ma questo lo può fare solo perché ha preso in mano la situazione e la deve gestire. Se invece la rivolta contro la generazione precedente fallisce il progresso si ferma, non resta che una sterile contrapposizione polemica di chi vorrebbe fare diversamente perché è convinto che sia meglio ma, non potendo, non sa costruire una nuova cultura, perché non può mettere le proprie idee a confronto coi fatti e renderle efficaci. La cultura borghese dura da parecchi secoli perché, a differenza di altre più immobiliste, è in grado di rinnovarsi sfruttando al meglio la rivolta generazionale. Stavolta forse qualcosa si è inceppato, e credo avesse ragione Gaber: "la mia generazione ha perso".

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Messaggio da jebstuart » lunedì 27 novembre 2017, 20:59

grafomane ha scritto:
lunedì 27 novembre 2017, 18:36
jebstuart ha scritto:
domenica 26 novembre 2017, 23:49
(...) io tendo a credere che le basi di questo fenomeno le abbiamo gettate noi, quando negli anni Sessanta-Settanta, terrorizzati da un nostro recentissimo passato, abbiamo cominciato a sostenere che il corpus della nostra cultura e delle nostre tradizioni andava rottamato e che una risata avrebbe seppellito la cultura borghese. (...)
Io invece penso che il nostro "furore rottamatorio" abbia fallito perché non siamo andati fino in fondo. Mi spiego meglio: ogni generazione si ribella a quella precedente e, non tollerandone più alcune caratteristiche culturali, tenta nuove strade. Rompe i recinti nei quali si è sentita costretta e prova a fare qualcosa di nuovo. Però poi, una volta emancipatasi, scopre di non poter buttar via tutto quello che le generazioni precedenti hanno sviluppato, e "torna indietro" per riappropriarsi delle cose che considera ancora valide, e sono in genere parecchie, e le riutilizza in nuove modalità. Ma questo lo può fare solo perché ha preso in mano la situazione e la deve gestire. Se invece la rivolta contro la generazione precedente fallisce il progresso si ferma, non resta che una sterile contrapposizione polemica di chi vorrebbe fare diversamente perché è convinto che sia meglio ma, non potendo, non sa costruire una nuova cultura, perché non può mettere le proprie idee a confronto coi fatti e renderle efficaci. La cultura borghese dura da parecchi secoli perché, a differenza di altre più immobiliste, è in grado di rinnovarsi sfruttando al meglio la rivolta generazionale. Stavolta forse qualcosa si è inceppato, e credo avesse ragione Gaber: "la mia generazione ha perso".
Una lettura acuta.
La fine degli anni Settanta fu il momento in cui mollammo. Se non temessi le categorizzazioni, mi verrebbe di dire che il Travoltismo (se mi passi il termine) fece da spartiacque.

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Messaggio da Polemarco » lunedì 27 novembre 2017, 22:11

jebstuart ha scritto:
domenica 26 novembre 2017, 23:49
grafomane ha scritto:
domenica 26 novembre 2017, 23:09
... non verrà mica a significare che culturalmente siamo diventati delle pippe?
Beh, credo che la cultura media della nostra gente si sia striminzita al di là di ogni ragionevole dubbio.
Nella scorsa sessione estiva una studentessa di un corso triennale per le Professioni sanitarie (quindi con alle spalle 15-16 anni di studio), alla mia domanda di indicare un Paese extracomunitario mi ha risposto con sicurezza: "La Danimarca!", dimostrando di non aver capito niente di quel che succedeva in classe sin dall'epoca delle elementari. E nessuno (e dico nessuno) dei miei 12 Specializzandi (laureati in Medicina e con due o tre anni di formazione post laurea) lo scorso 8 settembre aveva la minima idea di che anniversario fosse.
Tanto per citare due domande cretine, di quelle che un tempo si facevano alla scuola media durante gli esami di riparazione settembrini per non bocciare.

Il perché questo succeda, però, non è in fondo così chiaro. La globalizzazione, Internet, i social, gli sms, i baretti, i cicchetti e quant'altro c'entrano sicuramente qualcosa, ma io tendo a credere che le basi di questo fenomeno le abbiamo gettate noi, quando negli anni Sessanta-Settanta, terrorizzati da un nostro recentissimo passato, abbiamo cominciato a sostenere che il corpus della nostra cultura e delle nostre tradizioni andava rottamato e che una risata avrebbe seppellito la cultura borghese.

Oggi la cultura borghese - lungi dal lasciarsi seppellire - ha subito una traslazione elitaria ed è ormai appannaggio di pochissimi, mentre alla gente comune è rimasta solo una risata. Ebete ed amara.
E' che siamo divenuti culturalmente deboli e recessivi.
Schiavi di egemonie culturali di altri gruppi sociali.
Siamo abituati a interiorizzare strutture e valori che non ci sono propri e che ci sono imposti.
Non è una questione politica.
E non sono affatto un nazionalista.
Tempo fa leggevo un argomentazione di Tullio De Mauro sull'analfabetismo culturale.
Per il predetto, il 70% degli italiani non è in grado di capire sino in fondo non un testo di Kant, ma un articolo della Gazzetta dello Sport.
Il malaccorto lettore capirà chi ha segnato il goal ma non perchè questo sia avvenuto e come sia avvenuto.
Forse la percentuale indicata è eccessiva.
A mio parere non troppo.
Tempo fa ero in un bar e ho ordinato due caffè "di cui" uno con latte freddo.
Indovinate quante tazzine hanno messo sul bancone ?
Giorni addietro guardavo in televisione una trasmissione di pessimo gusto: lo faccio per tirarmi su, quando ho problemi di autostima: è una ottima cura.
Negli studi televisivi parlava un politico di un determinato settore.
La folla presente, non nello studio ma nella piazza, rumoreggiava contro di lui: "vai a lavorare, cialtrone".
Poi ha parlato un politico del settore avverso.
La folla non ha capito che le stava dando ragione e ha rumoreggiato anche contro il secondo: "vai a lavorare, cialtrone".
Poi ho capito il perchè: dalla piazza non potevano leggere i sottotitoli che si vedono in televisione e che indicano il settore dei due contrapposti politici che stavano intervenendo. Per loro, quelli in piazza, stavano dicendo la stessa cosa.
Stupendo !
Polemarco
Ultima modifica di Polemarco il lunedì 27 novembre 2017, 22:25, modificato 1 volta in totale.

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Messaggio da grafomane » lunedì 27 novembre 2017, 22:19

jebstuart: non è però solo una questione di carattere e di tenacia, non buttiamoci addosso più croci di quelle che ci spettano. C'erano anche in ballo faccende parecchio più grosse di noi: fino alla caduta del muro di Berlino l'Italia è stata un paese a sovranità limitata: tutto sarebbe potuto accadere ma non che le sinistre prendessero il potere, e affinché questo non avvenisse sono arrivati importanti aiuti dall'esterno. E in conseguenza di questo si è creata una situazione bloccata decisamente malsana. Il danno non è stato non avere le sinistra al governo (nessuno può sapere se sarebbe stato un bene o un male) è stato il non poter scegliere liberamente, ad onta delle apparenze. Ed abbiamo iniziato ad andare in discesa: come paese abbiamo venduto la libertà di giudizio e l'onestà intellettuale in cambio di un po' di benessere materiale. E adesso si vede chiaramente che non è stato un affare.

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Messaggio da Ottorino » lunedì 27 novembre 2017, 22:43

grafomane ha scritto:
domenica 26 novembre 2017, 23:09
Immagino che sia perchè loro, ancorché militarmente inferiori, erano invece culturalmente più forti, e di un bel po'.
Purtroppo non ricordo data e trasmissione, e quindi non posso citare la fonte che è sempre importante.
rai tre radio, settimana scorsa, non mi sembra che fosse La lingua batte ma forse Fahreneit.

Se qualcuno lo avesse sentito, mi farebbe un favore a rammentarmi l'autore del libro che commentava col conduttore

L' autore, che analizzava gli inglesismi, diceva che si, ci sentiamo inferiori all'inglese e anche che i mezzi di informazione non ci risparmiano e quindi diffondono gli anglicismi.

Poi aveva posizioni molto simili a quelle che abbiamo in questa discussione; ovvero pro e contro in vario modo ma sempre argomentate.

Stasera a La 7 TV hanno fatto un servizio non so quanto ironico sulle notizie false.
La dizione (inutilmente secondo me) inglese sembra nobilitare la faccenda, rendendola piu' "trendy" (alla moda in questo caso non va bene, no ?).

Le bugie rimangono bugie, ma se sono fake news, sembrano un'altra cosa.

PS
Stamani, sempre alla radio, un ascoltatore ha fatto un intervento sulle "fak nius" ristabilendo inconsapevolmente un significato tradotto piu' consono e meno corretto.
C'è rimedio ? Perché preoccuparsi ? Non c'è rimedio ? Perché preoccuparsi ?

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Messaggio da sansenri » giovedì 14 dicembre 2017, 1:42

giustamente combattiamo gli inglesisimi come difendiamo la nostra cucina nostrana da orrende contaminazioni ("fusion")
ma è una lotta impari
il mondo va inarrestabilmente verso il chaos (caos?), è una legge della termodinamica...
e i nostri sforzi sono rivolti a combatterlo (come spolverare, dopo due giorni sei da capo)
ma la globalizzazione è un processo incontrovertibile
è giusto difendersi, non essere spazzati via in un attimo dal cambiamento, ma temo anche essere inglobati, gradualmente modificarsi, è una legge di natura

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