Sull'Inchiostrare una edizione limitata

I problemi che incontriamo nel mondo delle Penne, oltre quelli generali. Parliamone.
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Messaggio da G P M P » domenica 17 marzo 2013, 8:56

Grazie a questo forum ho potuto aumentare significativamente la mia conoscenza del mondo della scrittura in generale, e delle penne in particolare. E soprattutto confrontarmi con un gran numero di amici su quello che è la nostra idea di penna.
Uno dei temi sui quali spesso ci siamo confrontati è quello delle edizioni limitate. Penne esclusivissime, costosissime e destinate al collezionismo. Mi sono dilungato altrove su questo argomento (qui); quello di cui volevo parlare qui, e su cui avere la vostra opinione, è la questione dell'inchiostratura.
Ho una mia idea in merito, che però prescinde da alcuni meccanismi che o non mi sono familiari o non mi interessano. Per partire da una base comune (prima di iniziare una discussione bisogna condividere la mappa mentale, mi hanno insegnato :) ), chi ne ha piacere potrebbe condividere qui le proprie risposte a queste mie curiosità.

- Perché si paga di più per una penna mai inchiostrata rispetto ad una inchiostrata?
- Perché si conserva una penna per anni senza provare mai a scriverci?
- È possibile distinguere una penna mai inchiostrata da una "dipped only" (solo provata) e da una inchiostrata e lavata?
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Messaggio da scossa » domenica 17 marzo 2013, 9:31

Ciao GP,

purtroppo non so risponderti, non concepisco l'idea di comprare una penna e non usarla.,
Ti riporto il mio pensiero, al riguardo, già espresso a suo tempo:
scossa ha scritto:Ma se compro una penna, quale che sia il prezzo che posso permettermi, la compro per me, per usarla e tenermela; è una SPESA non un investimento, come è una spesa concedersi un viaggio di piacere o una bottiglia di vino pregiato.
Se mi compro una bottiglia di Brunello di Montalcino Schiena d'Asino, o magari comprassi un SASSICAIA 1990, sarebbe per berla e non per tenerla in cantina, anche se so che una volta aperta dei 500 euro spesi non me ne resteranno né 250 né 25 e nemmeno due.
Ma, al contrario del vino di cui ti resta solo il ricordo delle sensazioni suscitate nel gustarlo, una stilografica resta a rinnovare emozioni ad ogni uso.
Cordialità.

Marco
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Messaggio da G P M P » domenica 17 marzo 2013, 9:35

scossa ha scritto:Ciao GP,

purtroppo non so risponderti ...
E invece Marco mi hai risposto perfettamente! ;) Il paragone con il vino (a proposito, non un Sassicaia del '90, ma una bottiglia del 2009 uno di 'sti giorni me la devo comprare :mrgreen: ) è illuminante :ugeek:
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Messaggio da Alberto999 » domenica 17 marzo 2013, 10:06

Ciao GP, io posso rispondere all'ultima domanda. Me lo ha spiegato Marco M.. La mette negli ultrasuoni così può vederlo.
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Messaggio da G P M P » domenica 17 marzo 2013, 10:13

Alberto999 ha scritto:Ciao GP, io posso rispondere all'ultima domanda. Me lo ha spiegato Marco M.. La mette negli ultrasuoni così può vederlo.
Immaginavo. Ma se è stata lavata in una vaschetta a ultrasuoni? :mrgreen:
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Messaggio da Ottorino » domenica 17 marzo 2013, 10:14

Questa dello scoprire se è stata inchiostrata o meno, me la sono sempre chiesta anche io.
Concordo con Marco, ma le vaschette a ultrasuoni non sono più una cosa così irreperibile..........
C'è rimedio ? Perché preoccuparsi ? Non c'è rimedio ? Perché preoccuparsi ?

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Messaggio da Alberto999 » domenica 17 marzo 2013, 10:16

Cioè se uno la mette prima negli ultrasuoni, non si può sapere?
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Messaggio da vikingo60 » domenica 17 marzo 2013, 10:17

G P M P ha scritto:Grazie a questo forum ho potuto aumentare significativamente la mia conoscenza del mondo della scrittura in generale, e delle penne in particolare. E soprattutto confrontarmi con un gran numero di amici su quello che è la nostra idea di penna.
Uno dei temi sui quali spesso ci siamo confrontati è quello delle edizioni limitate. Penne esclusivissime, costosissime e destinate al collezionismo. Mi sono dilungato altrove su questo argomento (qui); quello di cui volevo parlare qui, e su cui avere la vostra opinione, è la questione dell'inchiostratura.
Ho una mia idea in merito, che però prescinde da alcuni meccanismi che o non mi sono familiari o non mi interessano. Per partire da una base comune (prima di iniziare una discussione bisogna condividere la mappa mentale, mi hanno insegnato :) ), chi ne ha piacere potrebbe condividere qui le proprie risposte a queste mie curiosità.

- Perché si paga di più per una penna mai inchiostrata rispetto ad una inchiostrata?
- Perché si conserva una penna per anni senza provare mai a scriverci?
- È possibile distinguere una penna mai inchiostrata da una "dipped only" (solo provata) e da una inchiostrata e lavata?
Risposte:
1) La penna mai inchiostrata si presume nuova e anche per questo costa di più (in quanto non è mai stata usata).
2) Molti conservano le penne in edizione limitata per il puro gusto di possederle,ed è ben possibile che non avendole provate non sappiano neanche se scrivono.D'altra parte,alcune edizioni limitate,per forma e caratteristiche,si prestano poco alla funzione primaria,cioè l'atto di scrivere;inoltre le limitate,se usate,perdono gran parte del loro valore.
3) Questa è la domanda più bella.Dipende da molte variabili:che tipo di inchiostro si è usato,per quanto tempo si è usata la penna,e altro.Se la penna è stata usata per qualche mese,sarà ben difficile eliminare tutte le "tracce" del precedente uso.Se invece viene inchiostrata una sola volta,si riesce a ripulirla bene,sempre che non si sia usato un inchiostro che macchia.Infine non va dimenticato che molte Case,tra cui Lamy,Aurora e Montegrappa,usano provare le loro penne.Per cui colui che acquista da un privato una penna nuova di fabbrica,trovando tracce d'inchiostro sarà portato a pensare che la penna sia stata usata.
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Messaggio da rembrandt54 » domenica 17 marzo 2013, 10:17

Caro GP, se tu il Sassicaia lo avessi acquistato con l'intento di rivenderlo..... :mrgreen:
Molti collezionano edizioni limitate convinti di fare un GROSSO investimento che con il tempo gli renderà tanti bigliettoni ( molto spesso non riescono a riprenderci neppure la metà dei soldi spesi :o )

- Perché si paga di più per una penna mai inchiostrata rispetto ad una inchiostrata?
Perchè sul mercato del collezionismo vale di più....stesso discorso vale per scatola e garanzia.

- Perché si conserva una penna per anni senza provare mai a scriverci?
Conosco collezionisti che non solo non usano le penne che comprano, ma che non scrivono proprio con le stilografiche :mrgreen:

- È possibile distinguere una penna mai inchiostrata da una "dipped only" (solo provata) e da una inchiostrata e lavata?
Qui credo sia più difficile, soprattutto se la prova è stata fatta per intinzione;
alcune penne ( la MB Lorenzo De' Medici) sono in una bustina di plastica ( tipo il sottovuoto), quindi non si possono proprio aprire ( ma dicono che le bustine si possano rifare)

Insomma la spiegazione sta ancora una volta nei "gusti" personali ; per esempio chi ama scrivere con il pennino EF, si domanda come faccia chi scrive con l' M o con il B ; chi ama le penne piccole considera "scomode" le penne grandi e così via...

insomma, come dicevano i latini ...De gustibus non est disputandum

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Messaggio da Phormula » domenica 17 marzo 2013, 10:56

Nel mondo della fotografia è uguale. C'erano collezionisti che compravano macchine ed obiettivi e non li usavano. La presenza di imballi e garanzie poi faceva crescere la valutazione dell'usato di un 10%. Credo che questo abbia a che vedere con il desiderio di chi compra di avere un oggetto "nuovo", anche se non più acquistabile come tale. La legge della domanda e dell'offerta, insomma. L'avvento del digitale ha messo fine a tutto questo, il valore di una fotocamera digitale mai usata di dieci anni fa è uguale a quello di una usata e ben tenuta ed entrambi sono molto vicini a zero.

Nel mondo delle penne credo sia la stessa cosa. Da una parte ci sono coloro che acquistano per collezionismo, e quindi pensano che usare una penna ne faccia perdere qualcosa, ne diminuisca in un certo senso il valore, e non solo dal punto di vista economico. Dall'altra ci sono gli acquirenti, che tra una penna usata ma tenuta bene ed una che non ha ancora "sverginato" (scusate il termine, non ne ho trovato uno che rendesse meglio l'idea) preferiscono la seconda e sono disposti a pagare di più per averla. Più che il guadagno nella rivendita rispetto all'investimento iniziale, entra in gioco la minore perdita nella rivendita, per un oggetto di cui comunque non si ha necessità di utilizzo. In pochi comprerebbero una motocicletta nuova per non usarla e rivenderla dopo qualche anno.
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Messaggio da Ottorino » domenica 17 marzo 2013, 11:29

Phormula ha scritto:Nel mondo della fotografia è uguale. C'erano collezionisti che compravano macchine ed obiettivi e non li usavano.
Ho un amico astrofilo che dice:
io ho l'hobby di guardare le stelle, non l'hobby di comprare e vendere la roba per guardare le stelle.
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Messaggio da Irishtales » domenica 17 marzo 2013, 12:01

Non conosco fotografi che non usano le attrezzature, di collezionisti di attrezzature fotografiche si, ma non fotografano per professione (non sono fotografi). Un caro amico e collega infatti, nel corso degli anni ha accumulato una tale quantità di Rolleiflex e Hasselblad che non usava più, che ha poi donato al museo della Fotografia di Porto! Tenendosi solo quelle che ancora utilizza.
I collezionisti amano soprattutto guardare. Gli appassionati amano soprattutto utilizzare. ;)
"Scrittura e pittura sono le due estremità della stessa arte e la loro realizzazione è identica" - Aforisma di Shitao
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Messaggio da Phormula » domenica 17 marzo 2013, 13:18

Premesso che un fotografo è una persona che scatta fotografie, indipendentemente dal fatto che lo faccia per professione, passione o necessità, così come un calligrafo non è necessariamente qualcuno che fa della bella calligrafia un mestiere, Io non vedo una distinzione così netta. Spesso la realtà è più sfumata. Conosco fotografi sia professionisti che amatoriali, che hanno due tipi di attrezzatura, quella che usano e quella che collezionano. Io stesso ho comprato una reflex usata da un professionista, ma veniva dalla sua collezione (serie numerata). Macchina che ho rivenduto allo stesso prezzo due anni dopo, proprio perché avevo ritrosia ad usarla in virtù della sua rarità.
Non mi stupirebbe di sapere che tra coloro che comprano penne stilografiche solo per usarle e quelli che lo fanno solo per collezionarle esista una terza categoria, fatta di persone che hanno sia penne che usano più o meno regolarmente, sia penne che collezionano intonse, non necessariamente con l'idea di guadagnarci sopra se è quando le rivenderanno.
La vita è troppo breve per usare inchiostri mediocri...

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Messaggio da AeRoberto » domenica 17 marzo 2013, 22:24

Io non comprerei mai una penna per poi mai usarla, per me le penne sono un bellissimo strumento, e sarei disposto anche (in linea teorica) a pagare un prezzo altissimo per un determinato pezzo, ma mai e poi mai lo farei per avere una penna solamente da vedere.
Faccio l'esempio della Visconti Alchemy, non la comprerei mai come penna oggetto da scrittura, al massimo la potrei comprare come oggetto "d'arredamento" in cui la funzione di scrittura sarebbe assolutamente accessoria. In un caso come questo non avrei comprato la penna, ma il gioiello, con tutto il bagaglio di simboli che la penna porta con se.
Viceversa se dovessi comprare una rarissima maki-e oppure una penna in edizione limitatissima queste sarebbero regolarmente inchiostrate ed usate, in quanto prese come strumento di scrittura.
Se volessi fare un investimento ci sono diecimila modi per farlo, che tra parentesi mi sembrano anche più efficaci del comprare una penna.

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Messaggio da G P M P » domenica 24 marzo 2013, 18:49

Intervengo in questa discussione solo una settimana dopo averla aperta, perché i contributi che avete tutti gentilmente dato mi hanno fatto molto riflettere. E, come immaginavo, il mio pregiudizio (in senso gadameriano) sull'argomento prescindeva da alcuni aspetti fondamentali, che mi sono stati esaurientemente spiegati.

Parto dal fondo, cioè dalla possibilità di distinguere una penna inchiostrata da una che non lo sia mai stata. Ero curioso di capire se davvero un aspetto tanto ricercato in una penna uscita da almeno qualche tempo sul mercato fosse effettivamente riconoscibile. Grazie ai vostri contributi ora so che è possibile, sebbene sotto certe condizioni; ma paradossalmente sono ancora più scettico sulla sua effettiva importanza. Perché (e mi riallaccio alle altre due domande) mi sembra di capire che esiste realmente una certa parte dei possessori di penne stilografiche che le collezionano allo stesso modo in cui io colleziono francobolli. Ma laddove in filatelia nuovo vale di più di usato solo in funzione della maggiore rarità (non sono a loro volta rari i casi in cui è il francobollo viaggiato a valere di più di quello nuovo, proprio perché più raro [è il caso delle emissioni speciali, come quelle del Vaticano in caso di Sede Vacante]), qui nuovo vale più di usato tout-court.

Sulle prime l'intervento di Phormula mi ha fatto sorridere; poi però mi sono soffermato sulla sua descrizione del collezionista che prima spende di più per avere qualcosa di vergine, e poi però non lo usa perché non vuole fargli perdere valore (in attesa di rivenderlo). Me lo immaginato a rigirarsi tra le mani una MB Lorenzo de' Medici "sottovuoto"
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Mi fa un'impressione ...
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e dirsi "adesso la apro, adesso la apro" ... per poi richiuderla nella sua confezione, godendo dello scampato pericolo.

Tutta la faccenda mi ha fatto ricordare questa pubblicità dell'usato BMW.
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Perché guido Audi???
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E se le penne sono come le belle donne ...
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